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Londra. Obama e Cameron: «Sono mostri, fermeremo l'Is»

lunedì 15 settembre 2014

Gran Bretagna e Usa sono uniti, ancora una volta nella storia, nella lotta contro un nemico comune. In questo caso sono i jihadisti dell'Isis che hanno decapitato l'ostaggio britannico David Haines, dopo aver fatto lo stesso con due prigionieri americani. Il premier britannico David Cameron e il presidente degli Stati Uniti Barack Obama hanno usato parole durissime per questo "gesto spregevole", "un atto di barbarie" perpetrato "da mostri, non da musulmani". Così Londra e Washington sono ora "pronti a tutto" per "scovare gli assassini" e lavorano a una coalizione internazionale per distruggere l'Isis. Il nemico è ben rappresentato dal boia che continua a compiere le decapitazioni degli ostaggi. Secondo alcuni esperti, sarebbe sempre 'John il Jihadistà, come viene soprannominato un militante dell'Isis con chiaro accento inglese che avrebbe lasciato la sua vita normale in Gran Bretagna per diventare l'incubo di Washington e Londra: dopo che ha ucciso con le sue mani (o così almeno ha fatto credere) i giornalisti Usa James Foley e Steven Sotloff, ha continuato con Haines e minaccia di decapitare un altro prigioniero britannico, il 47enne Alan Henning. Cameron, parlando oggi a Downing Street, ha definito Haines "un eroe" e i jihadisti "mostri" che nulla hanno a che fare con l'Islam. Riguardo al presunto 'boià inglese ha affermato che il Paese è "disgustato" nel vedere che tipo di atti possa compiere un connazionale. L'assassinio del cooperante scozzese è "del tutto opposto a quello che la Gran Bretagna rappresenta". Ha precisato poi che il Regno Unito è pronto a prendere "ogni misura necessaria" per aiutare lo sforzo internazionale per annientare gli estremisti. Per ora non si parla di partecipare ai raid aerei americani, che comunque Londra sostiene non solo a parole ma anche con aerei Tornado e velivoli per la sorveglianza che forniscono informazioni di intelligence. Ma ha sottolineato, ancora una volta, che non verranno dislocate truppe di terra. L'impegno di Londra prosegue nel sostegno al governo iracheno e dei curdi, negli aiuti umanitari e nel "formidabile sforzo dell'anti-terrorismo in patria". Lo scenario è in continua evoluzione. Il premier britannico ha fatto riferimento a un'ampia alleanza, meglio se con il sostegno dell'Onu, che comunque non è indispensabile. Alleanza che prende forma sempre più velocemente. Secondo il New York Times, diversi Paesi arabi, oltre ad aver aderito all'alleanza, sarebbero pronti anche a condurre bombardamenti contro il sedicente Stato islamico e hanno offerto la loro disponibilità sia agli Usa che a Baghdad. "Ci sono state offerte sia al Centcom che agli iracheni da parte di Paesi arabi per condurre azioni più aggressive", ha riferito un funzionario del Dipartimento di Stato usando la sigla del Comando Centrale Usa, che supervisiona le operazioni militari in Medio Oriente. Mentre l'Australia ha annunciato il dispiegamento di 600 militari e di otto aerei da combattimento negli Emirati Arabi Uniti. Obama è stato molto chiaro in proposito. "Lavoreremo con il Regno Unito e con un'ampia coalizione di Nazioni per portare i responsabili di questo atto barbaro davanti alla giustizia e per indebolire e distruggere questa minaccia ai popoli dei nostri Paesi, della regione e del mondo", ha tuonato il presidente Usa. Non mancano però i problemi all'interno della nascente coalizione.

Obama, e in termini simili si era espresso anche Cameron, è molto irritato con i Paesi accusati di pagare riscatti ai terroristi per ottenere la liberazione dei loro cittadini. Per gli americani e i britannici questo renderebbe vani gli sforzi dell'alleanza. Proprio domani, nella conferenza internazionale di Parigi, 20 Paesi della coalizione cercheranno di delineare la strategia e le misure da adottare contro l'Isis. L'Italia sarà rappresentata dal ministro degli Esteri Federica Mogherini.