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Donne e cristiani nel mirino. Iran, diritti umani peggiorati con Rohani

martedì 28 ottobre 2014
Sono le donne e i cristiani le categorie maggiormente discriminate in Iran e quelle che, sotto la presidenza di Hassan Rohani, hanno visto peggiorare le loro condizioni. Lo denuncia un rapporto delle Nazioni Unite sui diritti umani in Iran a pochi giorni dall'impiccagione di Reyhaneh Jabbari, la donna di 26 anni giustiziata sabato perché riconosciuta colpevole di aver ucciso l'uomo che voleva stuprarla. Nell'ultimo rapporto Onu che verrà sottoposto oggi all'attenzione dei leader mondiali, il relatore speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani nella Repubblica islamica Ahmed Shaheed denuncia che dal luglio del 2013 al giugno del 2014 almeno 852 persone sono state giustiziate in Iran, con un'allarmante aumento delle esecuzioni. In questo contesto, Shaheed sottolinea le discriminazioni contro i cristiani e la condanna a morte di coloro che rifiutano di convertirsi, gli abusi psicologici contro i non musulmani e la revoca delle licenze alle chiese nel Paese. "Almeno 49 cristiani protestanti sono attualmente in carcere, molti perché hanno creato chiese informali presso abitazioni", recita il testo. Le minoranze, scrive Shaheed, spesso vengono incarcerate per "l'esercizio dei loro diritti all'espressione e associazione pacifica". Il rapporto Onu parla di chiusura ciclica di chiese e di arresti dei "loro pastori che hanno officiato in farsi", oltre che di blocco dei siti Internet della comunità cristiana. Ieri il governo di Teheran ha nuovamente vietato l'ingresso nella Repubblica islamica a Shaheed, accusandolo di "faziosità politica". Mohammad Javad Larijani, responsabile del Consiglio per i Diritti Umani dell'Iran, ha definito Shaheed "un uomo di spettacolo", criticandolo per alcuni dossier "politicamente orientati" sulla situazione dei diritti umani in Iran. Shaheed ha ripetutamente accusato l'Iran di "diffuse e sistematiche violazioni dei diritti umani". È stato nominato responsabile del Consiglio per i Diritti Umani nel 2011, ma finora non ha mai ottenuto il permesso di entrare nel paese. Da allora, Shaheed ha presentato sette rapporti all'Onu. Nell'ultimo denunciava il peggioramento della condizione femminile in Iran, dove bambine di nove anni vengono fate in sposa e la legge prevede "rapporti sessuali non consensuali nell'ambito del matrimonio". Inoltre i nuovi limiti sulla quota femminile all'interno degli istituti per l'istruzione superiore ha ridotto la percentuale delle studentesse universitarie. Inoltre, denuncia, in Iran vi sono dei paletti che di fatto escludono le donne non sposate dal mondo del lavoro.