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LA POLVERIERA SOMALIA. «Un altro attacco vigliacco Il mondo ci deve aiutare»

Matteo Fraschini Koffi mercoledì 25 agosto 2010
Sharif Hassan Sheikh Adan è l’attuale speaker (il presidente) del Parlamento federale di transizione somalo. Dopo aver assunto i ruoli di ministro delle Finanze e viceprimo ministro, è stato eletto il 25 maggio di quest’anno, in seguito a una crisi politica che ha coinvolto il suo predecessore Sheikh Aden Madobe e il primo ministro, Omar Ali Sharmarke.Oggi (ieri per chi legge, ndr) a Nairobi c’era in corso una conferenza alla quale, oltre a lei, hanno partecipato diversi parlamentari e membri delle agenzie umanitarie. Quale reazione ha avuto appena è arrivata la notizia dell’attentato a Mogadiscio? Ho pensato che i responsabili di questo gravissimo attacco sono dei terroristi codardi. Per ora sappiamo che diversi parlamentari sono stati uccisi, insieme ad altri ufficiali governativi che risiedevano all’Hotel Muna. Oltre a loro sono morti alcuni bambini, che di lavoro pulivano le scarpe, e dei cittadini che non c’entravano niente con il ventennale conflitto civile in Somalia. Con questo attentato sono stati uccisi ancora una volta degli innocenti, e questo è imperdonabile.Un attentato di queste dimensioni non si vedeva da diversi mesi nel Paese, ed è una delle prime volte che i ribelli hanno colpito all’interno del territorio controllato dalle forze di pace, com’è potuto succedere? Secondo le informazioni che mi sono arrivate da Mogadiscio, i terroristi erano tre o quattro. Alcuni vestivano con le uniformi del governo federale di transizione, e sono facilmente entrati nella zona protetta dalle truppe dell’Unione Africana (Amisom). Uno di loro si è fatto saltare in aria, un altro è stato ucciso e uno dovrebbe essere nelle mani della polizia. Condanno quindi con fermezza quest’ultimo attacco che ha aggravato ulteriormente la già difficile crisi somala. I ribelli estremisti di al-Shabaab sembrano acquistare sempre più forza da quando si sono formati nel 2006, dopo l’invasione etiopica, qual è secondo lei il principale motivo della loro potenza, che ha permesso loro di conquistare quasi tutta la Somalia? Purtroppo al-Shabaab continua a reclutare giovani somali, molti sono minorenni e diventano bambini-soldato. Da tempo li strappano alle famiglie o li trovano per la strada. Li fanno studiare nelle loro scuole e li addestrano non solo militarmente, ma anche psicologicamente. Per anni questi giovani militanti hanno subito un profondo lavaggio del cervello ed è per tale ragione che sono pronti a morire.Dopo questo attacco crede che altri parlamentari lasceranno Mogadiscio per risiedere, come alcuni dei loro colleghi, in Kenya o in vari Paesi occidentali?Non è la prima volta che subiamo un attacco del genere. L’ultimo attentato è stato a dicembre dello scorso anno, quando un kamikaze si è fatto esplodere all’Hotel Shamo uccidendo tre ministri, dei giornalisti e altri civili. Il processo politico deve comunque andare avanti, sono quindi convinto che i parlamentari che risiedono a Mogadiscio rimarranno lì a fare il loro lavoro di sempre.Cosa ne pensa del fatto che da anni gli uffici della comunità internazionale per la Somalia, sotto l’egida delle Nazioni Unite, sembrano paralizzati nella vicina e più sicura capitale keniota Nairobi? Sebbene mi senta di ringraziare la comunità internazionale e quello che tenta di fare per la Somalia, sono convinto che non sia abbastanza. Il governo italiano, per esempio, ci sta aiutando molto attraverso i finanziamenti rivolti al governo e ai servizi sociali, ma mi sento di lanciare un appello al mondo: abbiamo bisogno di più aiuti per sconfiggere i ribelli e riportare la pace in Somalia.