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Indonesia. Oltre 1.500 le vittime dello tsunami, ancora «mille i dispersi»

Redazione Internet-Esteri venerdì 5 ottobre 2018

La preghiera del venerdì tra le tende di un campo per sfollati a Palu, Sulawesi (Ansa)

Potrebbero essere più di 1.000 i dispersi per il forte terremoto e lo tsunami che hanno colpito l'isola di Sulawesi, in Indonesia esattamente una settimana fa, dove il numero delle vittime è salito a 1.558. Lo hanno comunicato i servizi d'emergenza. Oggi è prevista anche la sospensione delle operazione di ricerca dei sopravvissuti.

Intanto, il governo di Giacarta continua a schiarare altri militari a difesa delle strutture di raccolta degli aiuti. L'ordine è quello di sparare ai saccheggiatori: prima un colpo di avvertimento, poi per uccidere.

I cartelli diffusi lungo le strade di Sulawesi recitano "Abbiamo bisogno di cibo" e "Abbiamo bisogno di sostegno" mentre i bambini chiedono denaro per le strade affollate di persone alla disperata ricerca di cibo, carburante e acqua. I convogli di aiuti umanitari che entrano in città vengono ora scortati dai soldati e dalla polizia. Agenti armati sono stati schierati anche per sorvegliare stazioni di servizio e negozi di alimentari. Momenti di tensione, riferisce la Bbc, si sono avuti a Palu, quando un gruppo di persone ha cercato di entrare in un negozio per prendere beni di prima necessità. La polizia ha sparato in aria e
lanciato gas lacrimogeni. Alcuni degli uomini hanno lanciato pietre contro gli agenti che tuttavia, un'ora dopo, si sono ritirati lasciando entrare la folla, che ha subito assaltato il negozio. La disperazione è sfociata in una reazione rabbiosa anche a Donggala, la città più vicina all'epicentro del terremoto e dello tsunami.

Ma non sembra esserci limite al peggio. Dopo i terremoti e lo tsunami, l'isola di Sulawesi è stata scossa dall'eruzione del vulcano del Monte Soputan, situato all'estremità settentrionale dell'isola. Le autorità hanno ordinato alla popolazione nel raggio di 4 chilometri di abbandonare l'area a causa della minaccia costituita da lava e fumo. Nonostante l'alta colonna di vapori e cenere sparata in cielo, l'aeroporto internazionale a Manado, capoluogo di Sulawesi settentrionale, opera normalmente, ha fatto sapere un portavoce.

Intanto, circa 50.000 persone sono state sfollate a causa del duplice disastro di venerdì scorso e molti ancora stanno cercando di sfuggire dalla regione devastata. Ieri oltre 3.000 persone si sono radunate all'aeroporto di Palu e hanno cercato di imbarcarsi su aerei militari o su uno dei pochi voli commerciali in partenza dallo scalo, che ha subìto gravi danni. Lo riferisce l'organizzazione di volontariato indonesiana Aksi Cepat Tanggap (Act), mentre il dato ufficiale è fermo a 844 vittime. «A Palu - ha detto Sutopo Purwo Nugroho, portavoce della Protezione civile - ci sono edifici, case, che sono stati distrutti, oltre ad alberghi e ospedali».

Evasi 1.200 detenuti

Circa 1.200 detenuti sono fuggiti da tre diverse prigioni dopo il maremoto; il funzionario del ministero della Giustizia, Sri Puguh Utami, ha detto che i detenuti sono fuggiti da due strutture usate in sovracapacità a Palu e un'altra a Donggala. «Sono sicuro che sono fuggiti perché temevano che sarebbero stati colpiti dal terremoto, questa è sicuramente una questione di vita o di morte per i prigionieri», ha detto. Nella struttura di Donggala si è scatenato un incendio e tutti i 343 detenuti sono in fuga, ha detto Utami. La maggior parte erano stati incarcerati per reati di corruzione e droga.

Un'onda anomala di 1,5 metri

Lo tsunami, con un'onda anomala di 1,5 metri, ha fatto seguito venerdì mattina (ora italiana) a due scosse di terremoto: una di magnitudo 6,1 e l'altra di magnitudo 7,5 In un primo momento, il buio della notte e le interruzioni alle reti di telecomunicazione hanno ostacolato i soccorsi e i tentativi delle autorità indonesiane di stilare un bilancio dei danni e delle vittime.

Nelle immagini riprese in video amatoriali e dalle tv indonesiane, si vedono decine di corpi coperti da lenzuola allineati lungo la costa devastata. Un testimone locale ha inoltre riferito al sito di informazione Kompas di aver visto numerosi corpi sparsi su una spiaggia di Palu. A causa del crollo anche di parte degli ospedali locali, molti feriti sono stati curati all'aperto su lettini improvvisati.

La tv indonesiana ha mostrato un video girato con il cellulare dove si vede una potente onda che colpisce Palu, mentre molte persone urlano e scappano.


Secondo una stima dell’Onu sono 191mila, fra cui 46mila bambini e 14mila anziani, le persone che hanno bisogno di aiuti umanitari urgenti, molti in aree difficili da raggiungere. Medici senza frontiere ha attivato le sue strutture e ha inviato un team di medici ed esperti di logistica, igiene e potabilizzazione dell’acqua.

Anche la Chiesa indonesiana che sta valutando i danni subiti, va mobilitandosi. Padre Joy Derry Clement, direttore della Commissione socio-economica della diocesi di Manado, a Sulawesi settentrionale, è stato incaricato di stabilire a Palu una base per il soccorso cattolico nella città dove circa 500 preti, suore, seminaristi e laici hanno cercato rifugio all’aperto nella parrocchia del Cuore immacolato di Maria. La Caritas, a sua volta, ha inviato squadre a Sulawesi per coordinare le proprie iniziative con le diocesi locali ma anche con la rete Caritas internazionale. Caritas italiana ha messo a disposizione immediatamente 100mila euro e sta seguendo l’evoluzione dell’emergenza in contatto con Caritas Indonesia con cui collabora da più di 15 anni. Cooperazione italiana ha disposto un finanziamento di 200mila euro. Oxfam ha lanciato un appello per sostenere il lavoro nella zona.

Il precedente del 2004

Nel dicembre 2004, un terremoto di magnitudo 9.1 al largo dell'isola di Sumatra, nell'ovest dell'Indonesia, causò uno tsunami che provocò 230mila morti in una decina di Paesi del sudest asiatico.