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India. Approvata la legge sulla cittadinanza, musulmani in rivolta

Redazione Esteri giovedì 12 dicembre 2019

Rabbia a Guwahati, nello Stato dell'Assam (Ansa)

Tensione altissima in India. Il Parlamento ha approvato la legge che concede la cittadinanza a migranti di diversi Paesi purché non siano musulmani. Il testo, destinato ad alimentare la rabbia manifesta della comunità musulmana, è stato approvato con 125 voti a favore e 105 contrari e adesso andrà alla firma presidenziale. "Un giorno storico per l'India e per i valori di solidarietà e fratellanza della nostra nazione", ha twittato il premier, Narendra Modi, nazionalista, che sembra voler gettare benzina sul fuoco delle polemiche. L'agenda di Modi sembra, secondo diverse Ong e la minoranza musulmana, voler mettere ai margini della società ben 200 milioni di persone dando vita a quella che Derek ÒBrien, deputato dell'opposizione, ha indicato come "analogia inquietante" con le leggi naziste varate negli anni Trenta contro gli ebrei in Germania.
La polizia indiana ha sparato a salve contro migliaia di manifestanti che, ignorando il coprifuoco, sono scesi in strada nello Stato nord-orientale dell'Assam per protestare contro la controversa legge. Le autorità hanno riferito che 20-30 persone sono rimaste ferite negli ultimi giorni di proteste, con veicoli dati alle fiamme e gli agenti che hanno usato i lacrimogeni. Il governo ha deciso, inoltre, il dispiegamento di migliaia di soldati nella regione dove si temono scontri interreligiosi, che hanno già infiammato altre zone del Paese.

La polizia indiana presidia le strade di Guwahati, nello Stato dell'Assam, dopo i violenti scontri della notte (Ansa) - Ansa

Il testo è un emendamento alla legge sulla cittadinanza del 1995 che inserisce un criterio religioso nella procedura di riconoscimento della cittadinanza indiana a tutti i rifugiati in India senza documenti dopo essere scappati da Pakistan, Afghanistan e Bangladesh per motivi religiosi. Il nuovo provvedimento è rivolto alle comunità hindu, sikh, jainiste, cristiane, buddhiste e parsi, escludendo di fatto i soli immigrati musulmani. Si tratta di un provvedimento politico che rappresenta una rottura fondamentale con il principio di laicità dello Stato indiano, sancito dalla Costituzione. Il governo si difende dalle accuse mosse da società civile e associazioni di difesa dei diritti delle minoranze in India.
"Questo testo non ha nulla a che vedere con i musulmani in questo Paese. Potranno continuare a vivere qui in tutta dignità", ha assicurato di recente il ministro dell'Interno Shah. Dopo la sua rielezione trionfante lo scorso maggio, forte della maggioranza dei seggi alla Camera bassa, Modi sta attuando la sua dottrina ideologica in base alla quale l'India appartiene agli induisti. Primo capitolo di questo suo disegno di affermazione della supremazia etnica induista è stato la revoca, lo scorso 5 agosto, dello statuto speciale del Kashmir, regione a maggioranza musulmana che godeva di grande autonomia dall'indipendenza dell'India nel 1947.