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La svolta. L'India mette al bando il divorzio «express» musulmano

Redazione Esteri martedì 22 agosto 2017

Una leader per i diritti umani esprime il compiacimento dopo la sentenza dei giudici (Ansa)

La Corte Suprema dell'India ha vietato, definendola incostituzionale, la pratica controversa del triplo "talaq", il divorzio istantaneo praticato da alcuni membri della comunità musulmana, segnando una vittoria importante per gli attivisti dei diritti delle donne. L'India finora è stato uno dei pochi Paesi in cui un uomo musulmano poteva divorziare dalla moglie dicendo la parola "talaq" o "divorzio" tre volte in rapida successione. Una pratica utilizzata negli ultimi anni anche attraverso lettere, messaggi di testo o email, WhatsApp e Skype.

Ora però una sentenza emessa da una maggioranza di 3 giudici su cinque, il tribunale ha dichiarato la pratica "anti islamica, arbitraria e incostituzionale", che viola il diritto di uguaglianza. "Siamo molto felici, abbiamo vinto. È un giorno storico. Noi, le donne musulmane, fino ad ora eravamo prive di una legge che difendesse i nostri diritti nel matrimonio e nella famiglia", ha detto l'attivista Zakia Soman, del gruppo Bharatiya Muslim Mahila Andolan.

I musulmani in India, che rappresentano circa il 14% della popolazione di 1,25 miliardi, sono governati dalla legge "spec9iale", codificata formalmente nel 1937, che è vagamente basata sulla sharia o sulla legge slamica. Anche se è stato praticato da decenni, il divorzio con il triplo talaq non ha alcuna menzione nella
Sharia o nel Corano. La maggior parte dei paesi islamici, inclusi il Pakistan e il Bangladesh, hanno vietato la pratica, ma l'usanza era ancora molto utilizzata in India.