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La fame nel mondo. «La siccità, le mucche senza latte: così si è ammalata la mia bimba»

Antonella Mariani giovedì 4 maggio 2023

Medina nutre la figlia Munira

«Temevo che mia figlia morisse. Pensavo che non sarebbe mai cresciuta. L’unico modo in cui potevo esprimere il dolore che provavo era andare in giro con Munira per ospedali e luoghi in cui chiedere aiuto». A parlare è Medina, 21 anni, una giovane madre che vive in un villaggio della Borena, una regione dell’Etiopia particolarmente colpita dalla siccità e dalla carenza di cibo. Il marito di Medina, Isac, è un pastore. La figlia Munira, 18 mesi, ora è salva, ma la malnutrizione l’ha portata a un passo dalla morte. La testimonianza di Medina arriva ad Avvenire attraverso la sede italiana della onlus Azione contro la fame.

Nel report dell’Onu si certifica che in Etiopia 23,61 milioni di persone (il 21% della popolazione) affrontano una situazione di insicurezza alimentare acuta. Frutto soprattutto del cambiamento climatico, ma non solo. Il conflitto nella regione del Tigrai ha fatto la sua parte, con la distruzione dell’economia locale e del normale ciclo dei raccolti, oltre ad aver provocato un aumento impressionante del prezzo del cibo. Ma è il clima impazzito ad aver causato la catastrofe, e non da oggi. Anche nel 2022 la stagione delle piogge è stata avara, esacerbando le conseguenze di una siccità iniziata già nel 2020, con gravi perdite di raccolto e di bestiame. Quasi 7 milioni di animali, appartenenti a 600mila famiglie, sono morti dall’inizio della siccità, che del resto scoraggia o impedisce del tutto la coltivazione della terra vista la scarsità o la totale distruzione dei raccolti. Anche il bestiame ha a disposizione poco cibo; di conseguenza le mucche smettono di produrre latte e a farne le spese sono in particolare i bambini piccoli, che entrano in una spirale di malnutrizione. In queste aree i bambini vengono alimentati con il latte ben oltre i 6 mesi di vita, e una dieta poco varia e scarsamente nutriente provoca un aumento dei casi di malnutrizione grave.

Medina con la figlia Munira e il marito Isac - Peter Caton per Azione contro la fame

Ed ecco cosa è accaduto alla famiglia di Medina, Isac e Munira, la cui sussistenza è legata al bestiame. Con quantità scarsissime di latte, la neonata è entrata in un circolo di malnutrizione e per otto mesi ha perso peso. Inizialmente la madre pensava che la malattia sarebbe passata da sola e curava Munira solo con rimedi tradizionali. Ogni volta che mangiava qualcosa, la bambina vomitava: non riusciva a trattenere il cibo nello stomaco. «Ero così preoccupata. Non sapevo cosa fare. Dovevo dedicare a mia figlia tutte le mie attenzioni e le mie energie. Ho dovuto darle tutta me stessa, tenendola in braccio tutto il giorno. Non potevo fare nulla», racconta la giovane madre.

Per mesi Medina ha bussato alle porte dei vicini chiedendo aiuto. La stanchezza la accompagnava sempre e anche lei era entrata in una fase di deperimento: «Avevo smesso di mangiare per la disperazione e perché avevo paura che morisse». Nell’ospedale vicino a casa non sapevano come curare la bambina, che continuava a perdere peso.

Poi un giorno un gruppo di operatori di Azione contro la fame ha visitato il suo paese, informando i residenti delle cure contro la malnutrizione infantile disponibili nel loro centro sanitario. Medina ha portato Munira. La piccola è stata ricoverata e trattata con farmaci, latte terapeutico e il RUFT, un cibo pronto all’uso a base di pasta di arachidi. Quando Munira è stata dimessa ed è tornata a casa, gli operatori hanno fatto visita regolarmente alla famiglia. Medina ricorda con gioia le loro visite, perché le facevano sentire che la vita e di Munira era al sicuro. «Vengono a casa mia e controllano Munira, si assicurano del suo peso, se sta seguendo e mangiando correttamente quel piatto e se non lo fai correttamente ti danno del filo da torcere», racconta Medina. Ora la bambina è uscita dallo stato di malnutrizione. «Sono così felice ed emozionata perché ora Munira corre, va di qua e di là. Prima stava solo seduta su di me e non potevo fare nulla se non tenerla in braccio. Quando crescerà voglio mandarla a scuola». Medina si ritiene fortunata ad avere incontrato gli operatori sanitari di Azione contro la fame. «Quando non c’erano loro le persone che potevano andare in ospedali lontani venivano aiutate, ma gli altri morivano. Se non fosse stato per loro, credo che Munira non sarebbe viva».