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Kiev. Bimbi rapiti e prigionieri, «la missione vaticana fondamentale»

Nello Scavo mercoledì 28 febbraio 2024

Matteo Zuppi durante la sua visita a Kiev

«Un lavoro proficuo, un grande ringraziamento ai rappresentanti della Santa Sede». Dopo un anno di mediazioni e contatti internazionali, talvolta accompagnati dalla cautela e in qualche circostanza dalla diffidenza di Ucraina e Russia, la formula escogitata dall’inviato di Papa Francesco in Ucraina, ha trovato il pieno riconoscimento di Kiev e la collaborazione delle autorità di Mosca. A riconoscerlo è il consigliere del presidente Zelensky, Mykhailo Podolyak.

La missione della “diplomazia umanitaria” del cardinale Matteo Zuppi non solo ha portato a stabilire un meccanismo per negoziare e ottenere il ritorno in Ucraina di numerosi bambini trasferiti in Russia dalle forze d’occupazione soprattutto nei primi mesi di conflitto. Ma ha permesso di corroborare, tra ostacoli e passi avanti, quel complesso ingranaggio che ha portato uno dei più diffidenti esponenti ucraini a riconoscere il lavoro diplomatico della Santa Sede con parole che chiudono superano definitivamente ogni asperità. Non solo i bambini, dal primo istante Papa Francesco si è impegnato personalmente per favorire e ottenere lo scambio di prigionieri di guerra, riuscendo almeno su questi temi a riportare sul terreno il rispetto del Diritto internazionale.
Mykhailo Podolyak in passato non aveva mancato di esprimere anche con toni sopra le righe il suo dissenso dalle mosse vaticane e dall'atteggiamento del Pontefice, in una circostanza costringendo la diplomazia ufficiale di Kiev a ribadire che talune espressioni del consigliere presidenziale erano da considerarsi «personali» e non manifestavano la posizione ufficiale di Zelensky.
Nelle ultime settimane si sono ripetute le consegne di bambini a diverse organizzazioni umanitarie ed anche a emissari della Santa Sede, che attraverso la Segreteria di Stato e la nunziatura di Kiev hanno tentato varie strade per far guadagnare varchi alle operazioni umanitarie.

«Un lavoro proficuo, un grande ringraziamento ai rappresentanti della Santa Sede, è molto positivo che stiano cercando di risolvere questi problemi enormi e molto complessi», ha detto Podolyak menzionando in particolare i due più spinosi dossier umanitari: «I nostri prigionieri di guerra, i bambini rapiti». Il lavoro del cardinale Matteo Zuppi, secondo il mandato di Papa Francesco, è uno di quegli aspetti «molto positivi che osserviamo dal momento che diversi paesi si sono uniti» per affrontare queste necessità «perché la Russia è assolutamente indifferente alla sorte delle persone e dei bambini, e quindi è sicuramente molto positivo - ha rimarcato Podolyak - che il Vaticano si sia unito a noi». La vicinanza del Papa al dramma del popolo ucraino non è mai mancata e a Kiev hanno molto apprezzato il fatto che la rapresentanza diplomatica vaticana, guidata dall’arcivescovo Visavaldas Kulbokas, è stata tra le pochissime a non aver mai chiuso neanche durante i più brutali bombardamenti e il tentativo di assediare la capitale ucraina.

Non è un caso che il presidente Volodymyr Zelensky, nei mesi scorsi abbia firmato un decreto per concedere l’onorificenza dell’Ordine al merito al Segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, e al presidente della Conferenza episcopale italiana e rappresentante speciale di Papa Francesco per la pace in Ucraina, il cardinale Matteo Maria Zuppi, «per il significativo contributo personale al rafforzamento della cooperazione interstatale, al sostegno della sovranità statale e dell’integrità territoriale dell’Ucraina, alla divulgazione dello Stato ucraino nel mondo».