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LA CRISI IRANIANA. Il «controembargo» dell'Iran: non diamo più greggio all'Ue

Luca Geronico sabato 28 gennaio 2012
​Se la miglior difesa è l’attacco, allora tanto vale chiudere subito pozzi ed oleodotti destinati all’Europa. In risposta al nuovo pacchetto di sanzioni Ue, approvate lunedì, una nuova provocazione di Teheran che questa volta potrebbe essere non solo verbale.Domani il Parlamento di Teheran dovrebbe approvare una legge di “doppia emergenza” per fermare già da lunedì tutte le esportazioni di greggio dirette all’Unione Europea. Così «gli europei saranno presi di sorpresa» e comprenderanno che la Repubblica islamica «non soccomberà di fronte all’Europa», spiegava Moayed Hosseini-Sadr, membro della commissione energia del Parlamento. Questo perché l’Ue, dichiarava durante un sermone l’ayatollah Ahmad Khatami, vuole solo «danneggiare le elezioni parlamentari» del prossimo 3 marzo.Una contromossa annunciata giovedì dallo stesso presidente Mahmoud Ahmadinejad, in un discorso nella città meridionale di Keman: «C’è stata un’epoca in cui il 90% del nostro commercio era con l’Europa, ma oggi è solo il 10%. E sono 30 anni che gli Stati Uniti non comprano petrolio dall’Iran e non hanno rapporti con la nostra Banca centrale». Il 31 dicembre la Casa Bianca aveva disposto il congelamento di tutti i beni delle istituzioni finanziarie straniere che commerciano nel settore petrolifero con la banca centrale iraniana. In novembre, sempre gli Stati Uniti, avevano inasprito le sanzioni contro le persone che sostengono il settore petrolifero iraniano. Lunedì scorso a Bruxelles i Ventisette avevano hanno deciso un embargo petrolifero graduale senza precedenti con lo scopo di prosciugare il finanziamento del controverso programma nucleare di Teheran: tutti i contratti che riguardano l’importazione, l’acquisto e il trasporto di prodotti petroliferi, come le attività bancarie e assicurative ad essi legate, dovranno essere sospesi entro il primo luglio del 2012.Un giro di vite quello di Bruxelles, sempre secondo Ahmadinejad, che non metterà in ginocchio l’economia iraniana: «Dei 200 miliardi di dollari cui ammonta il commercio iraniano con l’estero, solo 24 milioni di dollari» sono quelli con il Vecchio continente. Se finora l’Iran non ha «volontariamente tagliato» quel 10% di traffico rimasto con l’Europa, aveva ammonito il presidente iraniano, ora saranno proprio gli europei «i veri perdenti» dell’operazione.La ritorsione preparata dalla Repubblica islamica, se giocata in tempi strettissimi, potrebbe creare nervosismo ma non destabilizzare il mercato petrolifero. Grecia, Italia e Spagna sono i Paesi maggiormente esposti con l’Iran (per circa un 13-14% del loro import totale). L’Italia, ha assicurato il ministro degli Esteri Giulio Terzi, ha differenziato le sue fonti petrolifere, preso diversi contatti con altri Paesi petroliferi e in particolare ha ripreso quota la fornitura di greggio dalla Libia. Insomma, il petrolio iraniano potrebbe venire sostituito abbastanza facilmente, ma resta l’incognita sui tempi. Resta inoltre il nodo tecnico di come rimpiazzare la quantità di petrolio “heavy” (pesante) che giunge dall’Iran: una qualità che possiede l’Arabia Saudita la cui capacità di fornitura non è però infinita. Il dubbio è poi se il blocco iraniano riguardi anche la fornitura di 1,4 miliardi di dollari con cui l’Iran deve ancora ripagare l’Eni per lo sviluppo nel 2001-2002 dei giacimenti di South Pars e Darquan. Un credito escluso dalle sanzioni dell’Ue e che nel solo anno 2010 ha rappresentato una quota di petrolio corrispondente a circa 500 milioni di dollari.