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Sentenza choc. In Iran il boia impicca la sposa bambina

Daniele Zappalà sabato 30 luglio 2022

Non si ferma la macchina delle esecuzioni in Iran, anzi le condanne a morte in carcere registrano nuovi picchi, con una media di più di una al giorno dall’inizio dell’anno. Inoltre, all’orrore generale suscitato da questo ritmo spaventoso, si somma nuovamente pure quello specifico per le vicende umane di certi condannati.

Così è stato certamente nell’ultima settimana, macchiata da 32 esecuzioni, comprese le impiccagioni, lo stesso giorno, di 3 donne condannate per aver ucciso il marito. Fra loro, Soheila Abad, data in moglie forzatamente ad appena 10 anni a un uomo molto più anziano di lei. L’ennesima prova che la piaga delle spose bambine non è riconosciuta dal sistema giudiziario neppure come attenuante. Lo stesso vale, per il flagello delle violenze domestiche. Il dramma di Soheila non è un caso isolato, quando s’osserva più da vicino lo stillicidio di vite annientate su decisione d’un tribunale iraniano in questo 2022: nel primo semestre, già 251 esecuzioni nelle carceri, fra cui almeno 10 casi di donne, secondo l’Ong Iran human rights, che avanza pure la stima di almeno 164 donne mandate al patibolo fra il 2010 e il 2021. Quest’anno, si potrebbe presto superare il triste totale di 314 dell’anno scorso: una tendenza che diverse Ong mettono già in relazione con l’arrivo al potere dell’ex capo del sistema giudiziario, Ebrahim Raisi. Fra le giustiziate in carcere per impiccagione, continuano a ripetersi i casi di donne condannate per l’omicidio del marito a seguito di matrimoni forzati, ma anche di violenze domestiche reiterate. Sono percorsi di sofferenza al femminile che i tribunali iraniani tendono spesso ad occultare dietro formule generiche ed edulcorate come «litigi familiari», secondo le Ong che denunciano le discriminazioni d’ogni tipo delle donne nel Paese. Le stesse organizzazioni additano i casi frequenti di processi irregolari e l’opacità delle esecuzioni in carcere: l’analisi del fenomeno richiede spesso una laboriosa raccolta di testimonianze d’altri prigionieri, di familiari di condannati ed altre fonti non ufficiali. Per questo, secondo Amnesty International e un’ong iraniana partner, il Centro Abdorrahman Boroumand, le cifre sono quasi certamente sottostimate. In almeno 86 casi, inoltre, le esecuzioni del 2022 hanno riguardato reati di droga, secondo criteri di proporzionalità della pena che suscitano pure una specifica indignazione assoluta della comunità giuridica internazionale.