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La denuncia. I bambini «lanciati» alla deriva. Così la Grecia respinge i migranti

Vincenzo R. Spagnolo sabato 15 gennaio 2022

Il gruppo di migranti rimesso in mare

«Please, per favore aiutateci. Abbiamo molti bambini con noi, alcuni malati, e non vogliamo che la polizia ci respinga ancora. Siamo terrorizzati...». È uno degli angoscianti audiomessaggi pubblicati nelle scorse ore dal sito web Aegeanboatreport.com, gestito da una ong che realizza dettagliati rapporti sugli spostamenti di migranti nel Mediterraneo, citata più volte in giudizio dal governo di Atene per la sua opera di denuncia di presunti respingimenti. L’audiomessaggio arriva da un gruppo di 25 persone, fra cui 17 bambini piccoli, che dopo l’approdo notturno sull’isola greca di Lesbo, nei giorni scorsi sarebbero state prima fermate dalla polizia locale, poi «picchiate e maltrattate» prima di essere riportate in acqua e infine lasciate alla deriva in mare aperto su una zattera poi incagliatisi sulle coste turche. (QUI L'ARTICOLO CON I MESSAGGI AUDIO)

Il gruppo di profughi a Lesbo - Foto pubblicata su Twitter da Aegean Boat Report

Un presunto respingimento, dunque, preceduto da un rastrellamento a Lesbo da parte di uomini armati e con passamontagna ma poi culminato – secondo le testimonianze dei migranti raccolte dalla ong – nel trasbordo su un’imbarcazione della Guardia costiera greca, ossia di personale di uno Stato dell’Unione europea, tenuto al rispetto dei diritti umani e delle convenzioni internazionali. La vicenda, nella ricostruzione (quasi una cronaca minuto per minuto, documentata con foto e corroborata da testimonianze) è presente sul sito Aegeanboatreport.com. E parte da domenica 9 gennaio, quando un barcone coi 25 migranti si arena a sud di Tsonia, sulla costa nord est di Lesbo. Uomini, donne e bambini si nascondono nei boschi, per timore di essere subito rimandati in Turchia.


«Una ragazza è stata spinta giù dalla nave
e si è rotta un piede
È stato barbaro, si sono divertiti
trattandoci come se non fossimo umani»


Qualcuno di loro contatta al telefono Aegean Boat Report per chiedere aiuto e l’ong lancia sui social media un appello per soccorrerli, ma nessuno si fa avanti, forse per timore di essere arrestato sul posto dalla polizia greca con accuse di favoreggiamento di immigrazione clandestina o di ostacolo alle indagini. Così, i 25 migranti aspettano l’alba e lunedì mattina si spostano verso il villaggio di Tsonia. Nel frattempo, Aegean Boat Report manda e-mail ad altri enti umanitari, all’Acnur e all’ufficio dell’Ombudsman greco, per sollecitare una protezione internazionale per il gruppo, ma senza ricevere risposte. Alle 11, un migrante informa Aegean Boat Report che la polizia li ha trovati. Da quel momento, i cellulari vengono staccati e i contatti col gruppo si interrompono. La ong auspica che vengano portati in un campo di accoglienza, ma nessun nuovo arrivo viene registrato in quei giorni dalle autorità di Lesbo. Cos’è successo? Più tardi, alcuni residenti del villaggio hanno riferito che da un minivan grigio sono scesi 4 uomini con passamontagna. «L’auto è stata filmata e si può vedere bene la targa IZH:1548 sul retro», annota la ong. Poi i residenti hanno visto un grande furgone bianco arrivare. Quando è ripartito, i migranti non c’erano più. Secondo la ong, i residenti conoscono quei «veicoli civili» e ritengono siano usati dalla «polizia segreta» per dare la «caccia ai rifugiati».

Il piede rotto di una bambina - Foto pubblicata su Twitter da Aegean Boat Report

Nel pomeriggio del 10 gennaio, Aegean Boat Report riceve un messaggio vocale «disperato» da uno dei 25 migranti, che ha nascosto il suo cellulare e ha fatto anche una chiamata di emergenza alla Guardia costiera turca. La ong contatta i turchi, che hanno appena avuto notizia di un gruppo segnalato in difficoltà vicino Seferihisar. «All’inizio abbiamo scartato l’ipotesi che fosse lo stesso, per la lunga distanza da Lesbo». Ma dopo mezzanotte i turchi confermano il numero di 25 persone salvate, compresi 17 bambini. Come sono arrivati fin li? Giovedì 13, la ong riesce a ricontattare il gruppo, che ormai si trova in quarantena a Seferihisar, in Turchia. E il racconto dei migranti riavvolge il nastro a partire dal lunedì a Tsonia, quando dal minivan grigio è sceso un commando di 4 uomini con passamontagna e pistole, che li ha individuati: qualcuno ha provato a fuggire ma «4 colpi sono stati esplosi, tutti erano spaventati, i bambini piangevano».

Il fatto risale al 9 gennaio
Nei confronti dei profughi è stato effettuato
un respingimento dopo che erano già approdati in Europa
Una ong documenta l’intervento
della polizia segreta di Atene



Poi i quattro hanno perquisito ognuno dei 25, togliendo loro tutto: borse, documenti, soldi e cellulari. «Ci hanno trattato come spazzatura – dice una donna –. Ci hanno preso a calci e picchiati, anche alcuni bambini». Quindi li hanno caricati sul furgone bianco, che si è fermato in un porticciolo, dove una piccola barca grigia con due motori attendeva su un molo di legno». Lì c’erano «10-15 uomini mascherati, in uniforme scura, armati di pistole. Alla gente è stato ordinato di guardare in basso e rimanere in silenzio. I bambini piangevano, terrorizzati. Il gommone grigio bimotore portava le persone su una nave più grande in piccoli gruppi». L’imbarcazione più grande, riferiscono i profughi, «era grigia, con strisce blu e bianche nella parte anteriore», una sagoma che alcuni di loro hanno poi identificato come simile a una «nave pattuglia d’altura di classe Sa’ar 4 appartenente alla Guardia costiera ellenica». I migranti sono stati nascosti «sotto un telone di plastica bianca, in modo che nessuno potesse vederci, e ci hanno detto che ci avrebbero portato ad Atene».

Ma dopo 7-8 ore di navigazione, i 25 sono stati costretti a scendere in una zattera di salvataggio, senza motore: «Chi si rifiutava o non si muoveva abbastanza velocemente veniva gettato nella barca...». Un bambino, ha detto una donna, è stato «buttato giù dalla nave greca, ma mancando la zattera, per fortuna siamo riusciti a riportarlo su. Un’altra ragazza è stata spinta giù dalla nave greca e si è rotta un piede. È stato barbaro, si sono divertiti, come se non fossimo umani». Secondo le testimonianze, alle ore 22 del 10 gennaio il gruppo è stato lasciato alla deriva su una zattera di salvataggio fuori Seferihisar dalla guardia costiera ellenica. I naufraghi sono riusciti a chiedere aiuto e alle 23.15, sono stati soccorsi dalla guardia costiera turca. Dopo l’attracco a Seferihisar, due bambini e una ragazzina 13enne, Harir, sono stati portati in ospedale: «I bambini avevano problemi respiratori, vomito e febbre e Harir aveva un piede rotto, dopo essere stato lanciata dalla nave greca». Altri avevano segni di percosse: «Un sedicenne è stato picchiato in faccia, un altro aveva lividi su tutta la schiena. Una bambina ha mostrato il suo braccio, pieno di lividi dopo essere stata calpestata da uno degli uomini mascherati a bordo della nave della Guardia Costiera greca».

Secondo quanto sostiene Aegean Boat Report, non si tratterebbe di un episodio isolato. Al contrario, si legge nel sito, questo tipo di pratiche va avanti da «oltre 22 mesi», con oltre «25mila persone respinte illegalmente nel Mar Egeo, 485 zattere di salvataggio trovate alla deriva con a bordo 8.400 persone». Tutte, è l’accusa dell’ente umanitario, «per mano del governo greco». La ong denuncia dunque queste presunte «violazioni del diritto internazionale e dei diritti umani», ricordando come la Commissaria europea per gli Affari interni, Ylva Johansson, abbia solennemente ammonito che «i respingimenti non dovrebbero mai essere normalizzati» né «legalizzati». C’è da sperare che il governo di Atene e le istituzioni di Bruxelles intendano presto fare chiarezza.