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Stati Uniti. Haley saluta Trump e si dimette da ambasciatrice all'Onu

Elena Molinari, New York martedì 9 ottobre 2018

Nikki Haley con il presidente Donald Trump (Ansa)

Un altro alto membro dell’Amministrazione, che non ha mai nascosto né il dissenso con il suo capo né le sue ambizioni politiche, ha lasciato improvvisamente la squadra Trump, senza dare ragioni specifiche per la sua partenza. Nikki Haley, ambasciatrice all’Onu che in campagna elettorale aveva pesantemente criticato Donald Trump e che, dal Palazzo di Vetro, si è scontrata con il suo ministro degli Esteri e il suo consigliere per la Sicurezza nazionale, si è fatta da parte ieri.

Senza sbattere la porta e senza le voci di licenziamento che hanno accompagnato la fuoriuscita di almeno due dozzine di membri o alti funzionari del gabinetto repubblicano, ma sollevando comunque molte più domande che risposte sui motivi delle dimissioni. «Non ci sono ragioni personali, ma bisogna capire quando è il momento di lasciare e consentire una rotazione», ha detto ieri Haley, una delle pochissime donne nella squadra del tycoon, suscitando la possibilità che possa essere rimpiazzata dalla figlia del presidente, Ivanka, dal genero Jared Kushner o da altre figure più allineate con la politica del Commander-in-chief. L’ex governatrice della Carolina del Sud ha anche precisato di non avere intenzione di candidarsi alle elezioni presidenziali del 2020, una possibilità che non aveva finora escluso e che aveva creato malumore alla Casa Bianca. Trump ha negato che l’annuncio l’abbia colto di sorpresa (come è stato invece sia per il suo segretario di Stato Mike Pompeo che per il consigliere per la Sicurezza nazionale John Bolton), sostenendo che l’ambasciatrice l’aveva già informato della sua decisione di lasciare l’incarico nell’Amministrazione per «prendersi una pausa» sei mesi fa.

Il capo della Casa Bianca ha quindi detto che sceglierà il nuovo rappresentante degli Stati Uniti alle Nazioni Unite nel giro di due o tre settimane, forse prima. Ma, sebbene Haley nell’ultimo anno e mezzo si stata la portavoce della linea di politica estera dell’Amministrazione, gli osservatori internazionali non hanno dimenticato che ha sempre preso una posizione ben più critica e severa nei confronti della Russia di quella del suo capo, soprattutto per quanto riguarda l’intervento del Cremlino in Siria e in Ucraina. Haley ha anche evidenziato la questione dei diritti umani e dei diritti delle donne più spesso e con maggiore forza del resto dell’Amministrazione.

L’ambasciatrice ha inoltre sempre difeso il ruolo dell’Onu come istituzione all’interno di un governo che ne ha frequentemente sminuito l’importanza, e in contraddizione con un presidente che ha definito il Palazzo di Vetro «mangiasoldi e controproducente». Haley si era allontanata dall’ortodossia dell’Amministrazione pure nel dicembre scorso, sostenendo che le donne che accusavano Trump di molestie sessuali avevano il diritto di essere ascoltate e prese sul serio.

Un’indipendenza che, unita alla competenza e preparazione dell’ambasciatrice, l’avevano resa un punto di riferimento per la Comunità internazionale quando le posizioni contraddittorie o impulsive del presidente americano lasciavano gli alleati Usa incerti sulla linea americana. Non a caso ieri il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha espresso il suo «profondo apprezzamento» per Haley, sottolineando di aver avuto con lei «un’eccellente cooperazione».

Ma nella ricerca dei motivi delle dimissioni, ieri a Washington emergeva anche lo spettro di un’indagine sui viaggi aerei della repubblicana, pagati da manager della South Carolina. L’organizzazione Citizens for Responsibility and Ethics di Washington ha accusato infatti l’ex governatrice di aver sottostimato di decine di migliaia di dollari il valore dei voli offerti da aziende private a Haley e al marito.