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GIAPPONE IN GINOCCHIO. «Come in guerra, sotto le bombe» I racconti della tragedia

Piergiorgio Pescali sabato 12 marzo 2011
Le immagini trasmesse dalla NHK, il principale network giapponese, sono impressionanti. Lo tsunami penetra per chilometri nella terraferma ingoiando tutto ciò che trova sul suo percorso. Negli edifici i mobili oscillano come fuscelli e dalle città si levano nuvole di fumo che si sprigionano dagli incendi delle tubature del gas. I morti si contano già a centinaia e migliaia sono i dispersi ed i feriti. Nelle città della costa orientale dell’isola di Honshu i supermercati e i grandi magazzini sono chiusi ed i pochi negozi di alimentari aperti sono stati letteralmente presi d’assalto da una popolazione che cercava di accaparrarsi viveri, acqua e batterie. «Appena terminata la scossa, sono corsa al supermercato più vicino, ma era già chiuso – dice Ayako Zushi, di Kawasaki –. Ho girato diversi centri commerciali prima di riuscire a trovare un negozio aperto. Ho comprato il poco che era rimasto». Con le tubature idriche rotte, il gas non più erogato e interi quartieri privi di elettricità, è indispensabile avere una scorta di acqua e viveri sufficiente per diversi giorni. Per sopperire alla mancanza di corrente, le torce e le batterie sono diventate le uniche fonti di energia nelle case buie e fredde. L’arresto dei treni e delle linee metropolitane ha impedito a migliaia di madri e padri di tornare a casa in tempo per riprendere i loro figli negli asili e nelle scuole. A Tokyo c’è stato un assalto ai negozi di biciclette, moltissimi sono ricorsi alle due ruote per raggiungere le proprie abitazioni. «Sono bloccata in città e non posso rientrare dai miei», lamenta al telefonino Kaoru Tsukino, impiegata alla Sony e madre di due bambini. Anche suo marito Masanori, tecnico della Toshiba, dovrà dormire in ufficio. «Abbiamo telefonato alle scuole dei nostri figli; stanotte le maestre si fermeranno per prendersi cura di loro», spiega Kaoru prima di chiudere la conversazione per risparmiare la batteria. Il governo ha decretato l’evacuazione entro un raggio di tre chilometri dalla centrale nucleare di Fukushima I a Okuda, pur avendo assicurato che non vi è alcun pericolo. «È la prima volta che in Giappone viene decretata l’emergenza nucleare – dice May Shigenobu, giornalista della MBC –. Questo terremoto dovrebbe indurre i nostri governanti a rivedere tutti i piani energetici nazionali». Il Giappone, per sganciare la propria economia dalla dipendenza petrolifera, ha scelto l’opzione nucleare che oggi rappresenta il 70% del fabbisogno energetico del Paese. Questo, però ha indotto numerosi attivisti a scendere in campo; questo terremoto potrebbe indurre gran parte dell’opinione pubblica nipponica a chiedere una politica alternativa. A Sendai, la città più colpita dalla catastrofe, dove terremoto e tsunami si sono accavallati, migliaia di persone si ritrovano senza nulla. «La nostra casa è in una zona montagnosa, lontano dalla costa – spiega Okada Saito –, ma la devastazione è completa. Mi sembra di rivivere il bombardamento a cui ho assistito da piccolo durante la Seconda Guerra Mondiale», conclude commosso. I soccorsi, sebbene ostacolati dall’interruzione delle linee ferroviarie e delle strade, si stanno organizzando. «Cerchiamo di estrarre i feriti intrappolati dalle macerie, ma il lavoro è lungo e faticoso – annuncia alla televisione un volontario – dobbiamo aspettare che arrivino i mezzi; nel frattempo scaviamo con tutto ciò che abbiamo, comprese le mani nude». I rigori dell’inverno a Sendai non si sono ancora placati e per molti passare una notte o più notti all’addiaccio potrebbe essere fatale. Oramai è una lotta contro il tempo.