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Tokyo. Pena di morte in Giappone, impiccato cittadino cinese

giovedì 26 dicembre 2019

Manifestazione contro la pena di morte in Giappone

Un cittadino cinese condannato a morte per il massacro di una famiglia nel 2003 è stato impiccato oggi in Giappone. Si tratta della terza esecuzione capitale nel Paese - dopo altre due avvenute lo scorso agosto - e la prima autorizzata dalla ministra della Giustizia Masako Mori da quando ha assunto la guida del dicastero, nell'ottobre scorso.

L'agenzia Kyodo, citando il ministero della Giustizia, ha identificato l'impiccato come Wei Wei, di 40 anni. L'uomo era stato condannato perché riconosciuto colpevole di avere massacrato con due connazionali una famiglia di quattro persone - madre, padre e due figli - a Fukuoka, nel sud-ovest del Giappone, dopo essere entrato nella loro casa per compiere una rapina. I tre avevano poi fatto scomparire i corpi delle loro
vittime gettandoli nelle acque del porto. La condanna alla pena capitale per Wei Wei era stata finalizzata nel 2011.In Giappone i condannati alla pena capitale sono informati dell'imminente esecuzione solo nel giorno in cui avviene. "Ha massacrato un'intera famiglia felice per ragioni egoistiche, è stato un crimine estremamente deplorevole", ha detto la ministra Mori riferendosi a Wei Wei.

In Giappone ci sono un centinaio di detenuti nei bracci della morte. Nel 2018 le esecuzioni furono 15, un numero più elevato rispetto alla media annuale. Tra gli impiccati vi erano 13 ex membri della setta di Aum Shinrikyo, giudicati colpevoli per un attacco al gas Sarin nella metropolitana di Tokyo nel 1995 che provocò 13 morti e 5.800 intossicati.