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Covid. Francia sulla soglia dei 335mila casi e Macron attacca i no-vax

Daniele Zappalà, Parigi giovedì 6 gennaio 2022

Attacco ai no-vax. Il presidente francese Emmanuel Macron

Dal dirompente presidente schiacciasassi dell’arrivo all’Eliseo nel 2017, fino al presidente a oltranza ai no-vax transalpini, in questa coda di legislatura in cui la variante Omicron pare fuori controllo in Francia, con 246 decessi nelle ultime 24 ore, sullo sfondo record di ben 335mila nuovi positivi.

In questo clima pesantissimo e a soli 3 mesi dalle Presidenziali, tanta sorpresa e una tempesta di critiche ha destato una stoccata verbale di Emmanuel Macron ben fuori dallo stile usuale di un capo dell’Eliseo. Il bersaglio, come detto, i circa 5 milioni di francesi refrattari alla vaccinazione.

L’occasione, invece, una lunga intervista a un panel di 7 lettori del quotidiano popolare Le Parisien, durante la quale il presidente ha dichiarato: «Sì, ho una gran voglia di rompere le scatole ai non vaccinati. E dunque continueremo a farlo, fino in fondo. La strategia è questa. Non li metterò in prigione, non li vaccinerò forzatamente». Per poi chiosare, più sulla sostanza, con un’altra durissima strigliata: «Quando la tua libertà minaccia quella degli altri, diventi un irresponsabile. Un irresponsabile non è più un cittadino».

Una gaffe scappata a un presidente fuori dai gangheri? O invece una mossa voluta e forse accuratamente premeditata, in modo da giustificare al meglio il super Green Pass alla francese che allontanerà di fatto i no-vax dalla vita sociale? Tanti gli indizi per questa seconda ipotesi, anche perché Macron ha usato due volte il verbo «emmerder», frequente nel linguaggio colloquiale, certo, ma che, se pronunciato da un presidente, può apparire molto offensivo, oltre che sboccato. Fra l’altro, Le Parisien ha concesso all’Eliseo di “rivedere” l’intervista, rimasta senza modifiche.

Se il presidente voleva calamitare l’attenzione, ci è riuscito, dato che ieri non si parlava d’altro sulle radio e nei corridoi parlamentari. Fin da martedì notte, dopo le prime anticipazioni dell’intervista, i lavori in Parlamento sono stati sospesi, in mezzo a un putiferio di reazioni. Fra i candidati maggiori all’Eliseo, la neogollista Valérie Pécresse si è detta «indignata». E persino l’ultranazionalista Marine Le Pen, finalista nel 2017 e non certo famosa come modello di bon ton, ha additato la «volgarità» e la «violenza» di Macron, criticato da molti pure come presunto fautore di discordia civile. Ma da ex opinionista controverso, il candidato iconoclasta per eccellenza, Eric Zemmour (ultradestra), si è un po’ smarcato preferendo criticare una «dichiarazione cinica» volta proprio ad attirare i riflettori.

In effetti, per certi analisti di comunicazione politica, il linguaggio sanguigno da bistrot esibito da Macron potrebbe contribuire a neutralizzare un po’ quell’immagine di presidente alquanto algido e «primo della classe» che il capo dell’Eliseo si porta addosso. Un’immagine considerata da tempo come una temibile zavorra, nel Paese “arrabbiato” e “stufo” di questi ultimi mesi, ormai sull’orlo di una crisi di nervi da quando i contagi da Omicron schizzano a un ritmo esponenziale pauroso.

Per una volta politicamente “scorretto”, Macron ha così spinto gli altri a indossare i panni dei bacchettoni. Molto rivelatrice, in proposito, pure la difesa d’ufficio delle esternazioni presidenziali assicurata in Parlamento dal premier Jean Castex: «Ciò che dice il presidente della Repubblica, lo sento dire dappertutto». Insomma, un presidente simile ai francesi della porta accanto.

Per il momento, i sondaggi danno in alto Macron, che assicura di aver «voglia» di un bis, senza dirsi ufficialmente candidato. Ma in uno scenario che rischia di mettere a soqquadro ospedali, scuole, trasporti e la stessa campagna elettorale, la volata verso l’ipotetico primo turno del 10 aprile potrebbe riservare nuovi colpi di scena. Già nelle ultime ore, Parigi ha proclamato lo stato d’emergenza sanitario in molte contrade dell’Oltremare, con il rischio crescente di forti estensioni della misura nel Paese.