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L'appello. Francia, il grido delle Chiese. «Libertà religiosa a rischio»

Daniele Zappalà, Parigi giovedì 11 marzo 2021

Il prime Ministro Jean Castex

Parigi La laicità alla francese riveduta e corretta dell’era Macron non convince affatto le Chiese di Francia, pronte ad esprimere ieri la loro comune «preoccupazione». Voluto dalla Conferenza episcopale (Cef), dalla Federazione protestante e dal Patriarcato ecumenico ortodosso in Francia, l’appello sul quotidiano Le Figaro segna una tappa decisiva nel dibattito sulla nuova bozza di legge governativa «per il rispetto dei principi della Repubblica », più nota come bozza sul separatismo islamico.

Proprio il testo con cui il presidente Emmanuel Macron torna sul cantiere storicamente tormentato delle relazioni fra République e religioni. Sottoscritta da monsignor Éric de Moulins-Beaufort, presidente della Cef e arcivescovo di Reims, dal pastore protestante François Clavairoly e dal Metropolita Emmanuel Adamakis, la dichiarazione esprime fermamente la convinzione di uno stravolgimento in vista, ma in un senso non auspicabile, della famosa legge del 1905 di separazione delle Chiese e dello Stato, soprattutto a proposito delle attività associative e caritative d’ispirazione religiosa: «A partire da una legge che enuncia le condizioni della libertà e lascia che questa libertà possa esercitarsi, si costruisce una legge di vincoli e controlli multipli: controllo sistematico da parte del prefetto, ogni 5 anni, dell’attinenza con il culto, controllo raddoppiato delle attività e delle parole pronunciate, al di là di quello che si esercita negli altri settori della vita associativa, controllo dei finanziamenti provenienti dall’estero e delle risorse delle associazioni legate al culto, raddoppio degli impegni di tipo repubblicano per chiunque voglia condurre un’attività con l’aiuto di sovvenzioni pubbliche».

I 4 articoli di legge più contestati riguardano le sovvenzioni (art. 6), gli obblighi di dichiarazione delle associazioni religiose (27), le associazioni «miste » solo in parte legate al culto (30) e la facoltà di chiusura ammini-strativa dei luoghi di culto per motivi d’ordine pubblico (44). Voluta esplicitamente per combattere l’estremismo islamico, la bozza potrebbe produrre gravissimi danni collaterali per l’intero mondo religioso, poiché «rischia d’attentare alle libertà fondamentali di culto, d’associazione, d’insegnamento e pure alla libertà d’opinione», chiariscono i tre rappresentanti religiosi, sottolineando al contempo di condividere invece le misure «che permettono di lottare più direttamente contro i matrimoni forzati, le mutilazioni sessuali delle ragazze, la disuguaglianza in ambito d’eredità, i discorsi d’odio, le discriminazioni multiformi».