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PARIGI. Francia, all’Assemblea primo sì Passa il divieto totale del burqa

Daniele Zappalà mercoledì 14 luglio 2010
La Francia sembra ormai a un passo dal divieto totale del burqa e del niqab. Con una schiacciante maggioranza di 335 voti favorevoli e solo uno contrario, i deputati hanno approvato ieri in prima lettura il progetto di legge fortemente voluto dal presidente Nicolas Sarkozy sulla «dissimulazione del volto», ma in un emiciclo dell’Assemblée Nationale in parte vuoto per via dell’assenza polemica al momento del voto inscenata da socialisti, comunisti e verdi. Preannunciato nei mesi scorsi come tempestoso, il dibattito parlamentare degli ultimi giorni è invece sfociato alla fine in una sorta di guerra fredda. Ma ha contribuito a quest’epilogo anche un contesto politico-mediatico quasi interamente focalizzato nelle ultime due settimane sugli sviluppi legati al caso Bettencourt. Non sono dunque esclusi nuovi colpi di scena a settembre, in occasione del passaggio della bozza al Senato.D’iniziativa governativa, e sotto la responsabilità del ministro della Giustizia, Michèle Alliot-Marie, il testo appena votato non cita esplicitamente il burqa e il niqab, ma proibisce la «dissimulazione del volto» in tutto lo spazio pubblico, dunque anche in strada, punendo i trasgressori con un’ammenda di 150 euro, affiancata eventualmente dall’obbligo di seguire uno stage civico. Ben più pesanti le pene per chi costringe una donna a velare il proprio volto, reato presto inserito nel Codice penale: un anno di prigione e 30mila euro d’ammenda. Con pene raddoppiate se la vittima è minorenne, in base a un emendamento presentato e approvato all’Assemblée. La bozza prevede anche un primo semestre “pedagogico” senza applicazione di pene. Spalleggiati da comunisti e verdi, i socialisti hanno voluto protestare ieri contro il carattere universale del divieto, sostenendo che sarebbe stato più opportuno limitarne il perimetro a servizi pubblici e spazi commerciali, come aveva raccomandato il Consiglio di Stato.Oltre che in termini d’opinione pubblica, il testo resta controverso anche a livello costituzionale. In proposito, nelle ultime ore, il Ps ha anche paventato i contraccolpi di un’eventuale censura del Consiglio costituzionale che rappresenterebbe un «regalo inestimabile per gli integralisti». Da parte loro, i responsabili dell’islam d’Oltralpe paiono ancora molto divisi. Altre forti perplessità suscitano poi l’applicabilità concreta del provvedimento e i rischi di stigmatizzazione verso la comunità musulmana. Dubbi sottolineati nei mesi scorsi anche dalla Conferenza episcopale francese. Si attende adesso proprio il passaggio al Senato previsto a settembre, con il governo che spera di schivare gli emendamenti, in modo da evitare un nuovo passaggio all’Assemblée.