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LA «SVOLTA» SOCIALISTA. Francia, adozioni gay I cattolici: referendum

Daniele Zappalà mercoledì 12 settembre 2012
Trasformare un’istituzione ancestrale e antropologicamente fondante come il matrimonio non merita in Francia un dibattito nazionale, come invece richiesto dal mondo cattolico e dalle principali associazioni di famiglie. Sembra adesso questa la posizione del governo socialista di Jean-Marc Ayrault, apparentemente pronto a giocare in contropiede accelerando radicalmente i tempi di discussione del progetto di legge che «estenderà alle persone dello stesso sesso le disposizioni attuali del matrimonio, della filiazione e della genitorialità». È stata la Guardasigilli, Christiane Taubira, ad esprimersi ieri in questi termini, rispondendo alle domande del quotidiano cattolico La Croix. Secondo Taubira, la bozza non include prospettive nuove per la procreazione assistita, ma per il resto il ministro invoca il principio di «uguaglianza», comprese le adozioni dei minori da parte dei gay. Il testo dovrebbe essere presentato in Consiglio dei ministri il mese prossimo, nel quadro di una disordinata corsa contro il tempo testimoniata pure dall’esistenza di una bozza concorrente stilata in Senato dalla stessa maggioranza socialista.  La deputata cattolica ed ex ministro Christine Boutin, al timone del Partito democristiano, ha reagito ieri chiedendo un referendum: «È un progetto di legge dalle conseguenze pesanti per la società. Ho sollecitato un incontro con il primo ministro per l’organizzazione di un referendum su questo testo, per tre ragioni: è nell’interesse del governo che è favorevole a una democrazia partecipativa, è nell’interesse dei francesi che potrebbero assumere ciascuno la propria responsabilità ed è infine nell’interesse della pace sociale e civile». Il cardinale André Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi e presidente della Conferenza episcopale, incontrerà la settimana prossima la Guardasigilli e dovrebbe chiedere un dibattito su scala nazionale simile a quello che era stato condotto sulla bioetica. Qualche dubbio permane sul grado di consenso verso la bozza Taubira all’interno dell’esecutivo. In proposito, Dominique Bertinotti, ministro delegato della Famiglia, ha corretto già ieri il tiro, definendo il testo come un «pre-progetto» di legge. Intanto, François Fondard, presidente dell’Unaf, la federazione familiare più rappresentativa, critica a sua volta il governo: «Non ci piace il carattere precipitoso del futuro progetto di legge, inizialmente previsto per il primo semestre 2013 e il cui calendario è stato accelerato a fine ottobre, inizio novembre. Poiché, di fatto, non c’è stato ancora un vero dibattitto pubblico». Anche i vertici dell’opposizione neogollista hanno reagito con un comunicato: «Non inganniamoci, François Hollande cerca di annebbiare i francesi sulla sua politica economica e sociale, accendendo un falò con una simile misura». Una tesi, questa, ripresa anche da vari osservatori indipendenti, pronti a ricordare l’abituale insistenza del presidente sulla concertazione e il dibattito approfondito.