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Eurobarometro. «Positivo stare nell'UE per il 57% dei cittadini»

Luca Geronico venerdì 28 aprile 2017

Appartenere all’UE, nonostante il gran clamore di populismi e nazionalismi, è una cosa positiva secondo un numero crescente di cittadini europei. Il dato, sorprendente, emerge dall’ultimo sondaggio Eurobarometro pubblicato dal Parlamento europeo. In pratica, l’attaccamento all’Unione Europea ha raggiunto nuovamente i livelli pre-crisi registrati nel 2007. Il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, ha dichiarato: «I risultati dell’ultimo sondaggio sull’attitudine dei cittadini europei nei confronti dell’UE sono, per la prima volta dall’inizio della crisi economica nel 2007, molto incoraggianti. Tali risultati dimostrano che gli europei vogliono che l’UE risponda con una voce sola ai timori e alle turbolenze internazionali che hanno reso il mondo in cui viviamo più incerto e pericoloso. Sta a noi leader politici dimostrare che hanno ragione a riporre in noi la loro fiducia». Pure l’Italia, pur restando al di sotto della media UE, fa registrare un aumento di risposte positive sull’attaccamento all’Unione, con 7 punti percentuali in più rispetto all’anno scorso (48%). Un dato molto significativo a due anni dalle prossime consultazioni europee.

Un aumento del 4 per cento da settembre

Eurobarometro mostra come essere membri dell’UE sia una cosa positiva per il 57% degli europei (+4% rispetto al settembre 2016 mentre nel 2007 a esprimersi positivamente fu il 58% degli intervistati). La maggioranza dei cittadini europei vuole che l’UE faccia di più per rispondere a sfide quali la lotta al terrorismo (80%) e alla disoccupazione (78%), la protezione dell’ambiente (75%) e il contrasto all’evasione fiscale (74%). Secondo una larga maggioranza degli intervistati italiani, invece, ci sarebbe bisogno di un maggior intervento da parte dell’Unione Europea su migrazione (80%), politica di sicurezza e difesa (74%), politica economica (68%), agricoltura (65%) e politica industriale (64%).

Il 43% degli europei pensa che la propria voce conti nell'UE, un record dal 2007 a oggi, e 6 punti percentuali in più rispetto al 2016. Se invece si analizza quanto gli intervistati pensino che la propria voce conti nel proprio paese, sei europei su dieci rispondono positivamente (più 10% rispetto allo scorso anno). In Italia, solo il 36% degli intervistati ha risposto positivamente, al di sotto della media Ue, ma con 11 punti percentuali in più rispetto all’anno passato. Infine, la stragrande maggioranza degli europei pensa che le diseguaglianze fra classi sociali siano significative e un terzo degli intervistati dubita che riusciremo a lasciarci la crisi alle spalle nei prossimi anni.