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Le elezioni per la Duma. In Russia le «urne del silenzio»

Marta Ottaviani, Mosca sabato 18 settembre 2021

Un seggio elettorale a Mosca durante la consultazione per la Duma

Verranno ricordate come le elezioni del silenzio. Quello di chi non ha potuto fare campagna elettorale, ufficialmente a causa del Covid-19, quello dei media online che hanno chiuso e quello dei siti di informazione indipendente e della app del movimento di Navalny che sono stati bloccati. Domani in Russia è l’ultimo giorno valido per votare alle elezioni per il rinnovo della Duma, la Camera bassa del Parlamento.
In via del tutto eccezionale, le urne si sono aperte venerdì, per evitare assembramenti ai seggi ed espandere un contagio da Covid-19 che nel Paese ha già numeri sufficientemente drammatici. In sette regioni verrà sperimentato per la prima volta anche il voto online. Gli occhi sono puntati su Mosca, dove si sono già registrati sulla piattaforma oltre due milioni di cittadini. Un successo, secondo il sindaco Sergeij Sobyanin, che però si è dimenticato di ricordare che i dipendenti pubblici (e in Russia sono tanti) sono stati obbligati alla registrazione e che gli altri continuano a ricevere inviti quotidiani perché lo facciano al più presto. Il team dell’oppositore Alexeij Navalny, è convinto che il Covid-19 non c’entri nulla e che il voto elettronico sia un modo per manipolare i risultati. Un primo test in vista di quello, ben più importante del 2024, per le presidenziali. Mentre il capo della Commissione elettorale centrale russa Ella Pamfilova denuncia subito «attacchi informatici per il 50 per cento provenienti dagli Usa».
«Non conosco la piattaforma, quindi non posso dirlo con certezza, ma condivido i dubbi – ha spiegato ad "Avvenire" Andreij Soldatov, giornalista investigativo e grande esperto di cyber security –. Il punto è che di voto elettronico si parlava anche prima del Covid e fin dal primo momento è stato ampiamente politicizzato». Il presidente è in auto-isolamento per il contatto con persone dello staff positive e seguirà i risultati elettorali dalla sua dacia alle porte di Mosca, comunicando con i suoi collaboratori solo in videoconferenza. E da lì, ieri, ha votato online. «Sembra l’immagine di un leader rinchiuso nella sua fortezza – commenta Andreij Kolesnikov, analista del Carnegie Moscow Centre –. Apparentemente il potere del presidente è solido. Alle elezioni non ci saranno sorprese, ma gli equilibri attorno a lui cambiano di continuo nel cerchio magico che gli ruota attorno».
Russia Unita, il partito di maggioranza, vincerà le elezioni. Bisogna vedere però con che percentuale di consenso. Nel 2016 aveva conquistato il 54,2% dei seggi. Oggi i sondaggi danno la formazione al 30%. Un calo così vistoso, che difficilmente verrà confermato dalle urne. Ad avvantaggiarsi sarà molto probabilmente il Partito comunista, anche grazie allo "smart voting" di Navalny, il voto per danneggiare il vincitore scontato. «Lo smart voting è un trucco per indebolire l’avversario – conclude Kolesnikov –. Ma non si può pensare di battere Putin così.
A Mosca, per capire che ci sono le elezioni, bisogna fare un grosso sforzo. La capitale andrà alle urne con la stessa rassegnazione con la quale si avvicina all’inverno, colpita di sorpresa dal settembre più freddo degli ultimi anni. Un grigio interrotto solo dalla cavigliera elettronica di Natasha, una ricercatrice di 27 anni che da aprile si trova agli arresti domiciliari. La sua colpa è quella di essere uno dei quattro fondatori del giornale universitario Doxa. La colpa di Natasha e degli altri tre studenti è quella di aver seguito le manifestazioni dello scorso inverno contro la carcerazione di Navalny e invitato i giovani a partecipare. «Il futuro è nero, ma non dobbiamo smettere di sperare – spiega – per questo ho decorato la mia cavigliera con strass e perline, non si può, non si deve rinunciare alla speranza». Natasha vive alla periferia nord di Mosca. Può uscire solo due ore al giorno e due volte alla settimana deve utilizzare quel tempo per andare alla polizia. Per questo, ha imparato a ottimizzare i tempi. «Lo scorso 5 giugno – ricorda divertita – sono andata a firmare il registro dopo essermi sposata. Alla stazione di polizia sono dovute entrare da sola, in abito da sposa, ma fuori c’erano mio marito, gli invitati, e anche la banda che suonava. Credo sia stato un bel modo per dire che non molliamo. Se ci fosse una alternativa, Putin perderebbe».
In centro a Mosca, vicino al Cremlino, alcuni giovani distribuiscono volantini con il programma di Russia Unita. Parlano del presidente in modo estasiato. Le stesse frasi, come un disco rotto. Il volantino, però, lo ritirano in pochi. Tanto sanno già come va a finire.