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Nigeria. Dopo due anni, libera una delle ragazze di Chibok

PAOLO M. ALFIERI giovedì 19 maggio 2016
Due anni e un mese. Tanto ci è voluto per ritrovare finalmente sana e salva una delle 219 ragazze rapite dagli estremisti islamici di Boko Haram a Chibok, nel nordest della Nigeria. Amina Ali è stata trovata nel villaggio di Baale ai margini della foresta di Sambisa, nello Stato di Borno, considerato uno dei ultimi bastioni del gruppo fondamentalista. Secondo le prime informazioni con la giovane c’era anche un bambino, con tutta probabilità un figlio avuto durante la prigionia. Amina «ha detto che tutte le altre ragazze si trovano ancora nella zona di Sambisa», ha riferito un attivista del gruppo #Bringbackourgirls, che si era attivato due anni fa per sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale sulla sorte delle ragazze rapite. Stando alla ragazza, le giovani sequestrate sarebbero ancora «pesantemente sorvegliate » dagli uomini di Boko Haram. Amina è stata accompagnata nel suo villaggio di Mbalala, nei pressi di Chibok, dai vigilantes che l’hanno ritrovata e che assistono i militari nigeriani nella lotta contro gli estremisti islamici. «La ragazza ha riabbracciato i genitori prima di essere condotta in una base militare a Damboa», ha spiegato Ayuba Alamson, uno dei capi della comunità di Chibok. La ragazza aveva 17 anni al momento del rapimento, il 14 aprile 2014. Non si sa se la giovane sia fuggita oppure se sia stata rilasciata dai miliziani. Da settimane la foresta di Sambisa è teatro di numerose operazioni da parte dei militari. Nell’aprile 2014 i miliziani irruppero nei dormitori di un liceo di Chibok e rapirono 276 studentesse, facendo salire le giovani su dei camion. In 57 riuscirono a fuggire nelle ore immediatamente successive al rapimento, in gran parte gettandosi dai mezzi. In tutto restarono rapite quindi 219 studentesse. © RIPRODUZIONE RISERVATA Il vertice La «sfida» della prima Conferenza ministeriale Italia-Africa, organizzata alla Farnesina. Presenti più di 40 ministri africani Obiettivo: considerare il «Continente dei giovani» non come una minaccia ma come un’opportunità Amina Ali