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Nuovi schiavi. Scuola e documenti: così saranno liberate 1.000 famiglie in Pakistan

Luca Geronico sabato 21 ottobre 2017

«Nessuno sia più schiavo» per lavori a debito o per mancanza di regolari documenti di identità. L’appello «Liberiamoli dalla schiavitù», lanciato sulla prima pagina di Avvenire lo scorso 13 agosto e ribadito sino ad oggi, ha già raccolto 109mila euro, grazie ad oltre 310 donazioni dei nostri lettori (il conto per le adesioni resta aperto).

Un risultato che rivela una fortissima indignazione dopo la denuncia dello scandalo degli schiavi moderni, e una fattiva solidarietà nel sostenere chi lavora per restituire dignità a questi forzati delle fornaci: una risposta popolare che ha pure ridato slancio e nuovi traguardi all’intervento in Pakistan di Iscos, l’Ong espressione della Cisl, attiva da più di due decenni nel Paese asiatico come partner del Pakistan Workers Federation (PWF), il sindacato locale. I fondi raccolti grazie ai lettori di Avvenire, infatti, andranno a finanziare interventi specifici nelle province pachistane del Punjab e del Khyber Pakhtunkhawa: la campagna Focsiv- Iscos-Avvenire punta ora a raggiungere 1.000 famiglie di lavoratori con l’obiettivo di far ottenere a questi “senza nome” i documenti d’identità, l’accesso ai servizi sociali e sanitari e – in primo luogo – la scuola per i bambini. Un intervento che sarà progettato nel dettaglio – e di cui Avvenire si impegna a rendere conto – dopo un primo monitoraggio della reale situazione nei villaggi in cui è ipotizzabile un intervento con buone probabilità di successo.

«Da sempre Focsiv, con i suoi organismi, opera per assicurare attraverso le iniziative promosse nei Paesi impoveriti un lavoro che garantisca dignità alla persona», afferma Gianfranco Cattai, presidente Focsiv, a conclusione di questa prima tappa della campagna. Un compito «più facile da dirsi che da farsi in uno scenario dove crescono le disuguaglianze, dove i poveri diventano più poveri e i ricchi più ricchi. Proprio per questo, accanto al- la preziosa presenza portata avanti anche grazie al contributo dei lettori di Avvenire sull’educazione sui diritti, non ci stancheremo mai di chiedere al nostro Paese coerenza di politiche in modo che non si dia con una mano e si prenda con l’altra.

Questo chiede l’assunzione di nuove norme per controllare il comportamento delle multinazionali e dei nostri operatori economici», conclude il presidente di Focsiv. La campagna Focsiv-Iscos-Avvenire si affiancherà a un più vasto intervento contro il lavoro che l’International Labour Organisation (Ilo), l’agenzia Onu per il lavoro, ha presentato al governo italiano, chiedendo un finanziamento di 1,5 milioni di euro. A giorni il via libera ufficiale della Cooperazione italiana alla sviluppo per un intervento istituzionale, gestito direttamente dall’Ilo, che vuole adeguare la legislazione pachistana agli standard internazionali, e una parte di educazione sul territorio ai diritti del lavoro (circa un terzo del finanziamento) che sarà gestita direttamente da Iscos operando in accordo con Pwf, il sindacato unitario locale. La conclusione di questa prima fase della campagna non significa la fine dell’impegno di sensibilizzazione e di lotta contro la schiavitù del terzo millennio. «La piaga del lavoro forzato, in molte realtà, ancora non è stata debellata.

Questo fatto non solo segna profondamente la vita delle persone che vi sono costrette e delle loro famiglie, ma si riflette a livello globale sulle condizioni dei lavoratori, mostrando la debolezza nella protezione e nella difesa dei diritti», ha scritto a fine settembre il segretario Annamaria Furlan alle strutture della Cisl e alle federazioni sindacali proponendo di aderire alla campagna nata sulle pagine di Avvenire. L’iniziativa è già stata presentata ai metalmeccanici ed entro fine mese sarà illustrata pure ai lavoratori del commercio e ai pensionati Cisl: si allarga così la rete per liberare gli schiavi delle fornaci.