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DAMASCO. Siria, giro di vite contro l'opposizione Arrestati 44 dimostranti

  martedì 26 aprile 2011
Ulteriore giro di vite contro l'opposizione in Siria: un attivista di spicco, Qassem al-Ghazzawi, è stato prelevato dalle forze di sicurezza nella sua casa a Deir al-Zor, nella regione orientale del Paese. Lo fa sapere l'Osservatorio siriano per i Diritti Umani, riferendo parallelamente della liberazione di undici dimostranti fermati a metà marzo durante le proteste contro il regime del presidente Bashar Assad. L'arresto di Ghizzawi si aggiunge ai 43 dimostranti fermati fra ieri e oggi in diverse località della Siria.Non va meglio per l'esponente dell'opposizione Mahmud Issa che, come conferma il responsabile dell'Osservatorio, Abdel Rahman, "sarà portato di fronte alla giustizia militare con l'accusa di possedere un telefono satellitare e un computer high-tech". L'attivista siriano è stato arrestato il 19 aprile scorso, dopo aver rilasciato un'intervista sulla situazione del Paese all'emittente Al Jazira.Già passato due volte per le prigioni siriane - nel 1992 con una condanna a 8 anni per appartenenza al partito comunista messo al bando e di nuovo nel 2006 per altri 3 anni - Issa è stato nuovamente incriminato nel marzo 2007 con l'accusa di diffondere false informazioni e seminare discordia nel Paese per aver firmato una petizione che chiedeva il riconoscimento del Libano. LA STRETTA FINALEÈ la stretta finale di Bashar al-Hassad contro Daraa, l’epicentro della rivolta. All’alba una decina di carri armati e blindati fanno da apripista alla temutissima Guardia presidenziale di Maher al-Assad, il fratello del presidente. Poi a migliaia entrano i soldati. Presidiati i viali del centro e la piazza dell’antica moschea al-Omari, luogo simbolo dei raduni contro il regime. «Vogliono instaurare un emirato guidato da un emiro salafita», fa sapere il governo di Damasco per giustificare l’intervento. Ma a tutti è chiaro che è la prova di forza nel tentativo di annientare, spezzare la rivolta. Cecchini appostati suoi palazzi governativi, incursioni di uomini in divisa per le strade mentre dalla capitale giungono pure alcuni elicotteri militari: brandelli di testimonianza dalla “città martire” siriana, da ieri completamente proibita ai giornalisti. Le testimonianze giungono attraverso i cellulari giordani perché le reti siriane da giorni sono oscurate.Difficile stilare un bilancio del pugno di ferro contro quelle che Damasco definisce «gruppi terroristi estremisti», mentre sui social network i ribelli invocano un «intervento internazionale». Diverse e frammentarie le testimonianze, ma concordi su un particolare: numerosi corpi sono stati lasciati riversi per ore lungo le strade, alcuni vicino alla moschea al-Omari, senza avere per ore la possibilità di rimuoverli. Almeno cinque le vittime secondo le prime ricostruzioni, poi testimoni oculari riferisco all’emittente al-Arabiya che i cadaveri sarebbero almeno 25. Un bilancio destinato a crescere nella controffensiva lanciata da esercito e forze dell’ordine dopo l’ultima sfida organizzata per il Venerdì Santo – costata oltre 100 vittime – e proseguita ai funerali del giorno seguente trasformati, in tutta la Siria, in enormi cortei di protesta.Ma ieri si è sparato pure a Enkhel, Nawa, Jassem e Izraa, villaggi vicini a Daraa mentre a Douma, sobborgo di Damasco, le forze speciali hanno compiuto numerosi arresti. Cronaca di uno stillicidio di violenze continuate per tutto il fine settimana: secondo l’“Osservatorio siriano per i diritti umani” gli uomini di Assad domenica hanno ucciso almeno 25 persone a Jabla mentre nella vicina Banias le vittime sono una quindicina. Più di quaranta, alla fine, la stima delle perdite ieri sera. Pugno di ferro e blocco delle comunicazioni, ma non solo: chiusa per alcune ore la frontiera con la Giordania a Nassib, anche se il governo ha smentito.Ma è tutta la Siria che ribolle e il web – come nelle vicine primavere di Tunisia ed Egitto –  riesce a smascherare la repressione grazie al tam tam sulla rete: un video su youtube mostra uomini che camminano al centro di una strada falciati da una serie di raffiche sparate dall’alto, probabilmente dai tetti. Un orrore sempre meno tollerato e che muove a nuove adesioni alla protesta: ieri mattina un documento firmato da 102 intellettuali siriani denunciava «le violente e oppressive azioni del regime siriano». A sottoscriverlo, dato impensabile fino a pochi mesi fa, anche alcuni esponenti di spicco della dissidenza alauita, la minoranza a cui appartiene il clan degli Assad. E intanto un’altra crepa si insinua nei palazzi del potere: un terzo deputato originario di Daraa, Bassam Zamel, ha annunciato le sue dimissioni. Luca Geronico