Mondo

LA SPERANZA DEL CONTINENTE. Dalle donne dell’Africa può partire la rivincita

Lucia Capuzzi lunedì 18 novembre 2013
Era stato un ordine perentorio. Il padre le aveva comunicato che avrebbe dovuto sposarsi. Zainab, allora, aveva 12 anni e molta voglia di terminare la scuola. Fu la madre a sottrarla da un matrimonio forzato: scappò insieme alla figlia prima delle nozze. Sono passati 40 anni, ma Zainab non ha dimenticato la fuga che l’ha salvata. Forse è per questo che ha deciso di dedicare la vita alla difesa delle donne e dei bimbi. Nel suo Paese, la Sierra Leone, Zainab Hawa Bangura è stata ministro degli Esteri e della Sanità, è ora è inviata speciale dell’Onu contro gli stupri di guerra. «Le donne sono “il tessuto” connettivo, l’asse portante delle comunità africane. Vanno tutelate e assistite sempre. E in special modo in uno dei momenti più delicati, la gravidanza e il parto. Per questo, fin da subito, ho voluto sostenere il progetto del Cuamm-Medici con l’Africa per ridurre la mortalità materna e infantile», spiega ad Avvenire, la funzionaria delle Nazioni Unite. «Prima le mamme e i bambini» non è una frase fatta in Angola, Etiopia, Uganda e Tanzania, alcuni dei Paesi dove è più alto il numero di donne che muore nel dare la luce al proprio figlio. Per infezioni curabili con un antibiotico. Là il Cuamm ha avviato, due anni fa, un programma sanitario con un obiettivo ambizioso quanto necessario: assistere 125mila puerpere entro il 2016. Cioè salvare 250mila vite: quelle delle partorienti e dei loro piccoli. Nel primo biennio, nei quattro ospedali e distretti di riferimento di Chiulo in Angola, Wolisso in Etiopia, Aber in Uganda e Tosamaganga in Tanzania, gli operatori di Cuamm hanno garantito gratuitamente un parto sicuro a 42.359 mamme, salvando quasi 85mila esseri umani. «Resta ancora molto da fare. Con un incremento del 10 per cento rispetto al primo anno, però, il traguardo dei 125mila è più vicino», ha detto il direttore, don Dante Carraro che ieri ha presentato i primi risultati nel corso di un convegno all’Università Cattolica di Milano.Un’occasione di fare il punto sul progetto – che ha raccolto il forte sostegno di molte istituzioni africane, della Chiesa, del governo italiano, delle agenzie sanitarie internazionali e della società civile – ma anche di dare voce all’Africa e a chi se ne occupa. Insieme a Cuamm c’erano molti esponenti del mondo istituzionale, dal presidente del Senato, Pietro Grasso, al vice presidente del Parlamento europeo, Gianni Pittella, al ministro dello Sviluppo, Flavio Zanonato, alla first lady del Mozambico, Maria da Luz Guebuza e all’inviato speciale dell’Onu per il Sahel, Romano Prodi. Soprattutto c’erano i tanti operatori, africani e italiani, che quotidianamente si battono perché «prima le mamme e i bambini» sia un dato di fatto anche nel Continente. «Ci interessa parlare di numeri, di risultati, sapendo che dietro ai numeri ci sono le persone, le tante mamme e bambini a cui vogliamo garantire un avvenire», ha concluso Carraro. In gioco ci sono centinaia di migliaia di vite. E il futuro dell’Africa.