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Fine dell'incubo. Meriam, dagli Usa il grazie all'Italia

Paolo M. Alfieri sabato 26 luglio 2014
Un ringraziamento sentito all’Italia per il suo impegno nella vicenda di Meriam Ibrahim è arrivato ieri dagli Stati Uniti, Paese in cui la sudanese prima condannata a morte e poi assolta in appello per apostasia e adulterio si trasferirà con la famiglia dopo la tappa in Italia. «A nome del popolo americano, sono orgogliosa di celebrare l’arrivo di Meriam e della sua famiglia a Roma e ci auguriamo di vederla presto negli Usa», ha detto il responsabile Usa per la sicurezza nazionale Susan Rice. Prima dell’arrivo di giovedì in Italia con un volo di Stato, Meriam si era rifugiata per diversi giorni nell’ambasciata Usa a Khartum. Ora, insieme al marito Daniel ed ai figli Martin e Maya, è ospite della rappresentanza diplomatica americana a Roma. «In aggiunta all’instancabile impegno dei miei colleghi di Khartum per garantire la sua sicurezza, voglio anche estendere il mio profondo ringraziamento al governo italiano per i suoi sforzi», ha proseguito Rice. «La libertà di Meriam serve a ricordare a tutti i Paesi, compreso il Sudan, che devono rispettare il diritto universale della libertà di religione. Gli Usa sostengono e continueranno a sostenere coloro ai quali questo diritto viene negato, traendo forza dall’esempio di Meriam», ha aggiunto.  «Per mesi gli americani di tutte le fedi hanno tenuto Meriam nei loro pensieri e nelle loro preghiere – osserva la Rice –. Non vediamo l’ora che tutti loro, Meriam e la sua famiglia, arrivino in America». Non è ancora chiaro quando la partenza avverrà: questione di giorni, o forse addirittura di poche ore. Il marito sud sudanese di Meriam, Daniel, da tempo è residente nel New Hampshire, dove abita anche il fratello Gabriel. Meriam è stata accompagnata in Italia dal viceministro degli Esteri Lapo Pistelli e ha trovato ad accoglierla a Ciampino il premier Matteo Renzi e il ministro degli Esteri Federica Mogherini. Nella stessa mattinata è stata poi ricevuta da papa Francesco, che l’ha ringraziata per la sua «testimonianza di fede» e la sua «costanza». «Conoscere il Papa è per me il coronamento di un percorso nella fede che non ho mai abbandonato », ha poi commentato Meriam secondo quanto riferito da Antonella Napoli, presidente dell’Ong Italians for Darfur. «Per un Paese islamico come il Sudan sarebbe stato imbarazzante consegnare la donna agli Stati Uniti - ha spiegato una fonte della Farnesina –. Tanto è vero che quando gli americani hanno cercato di portarla fuori, sono stati bloccati. Con l’Italia questi problemi non c’erano, e abbiamo permesso loro di liberarsi di una vicenda ingombrante». Felice anche l’Ong Italians for Darfur. La stessa Ong aveva riferito di un caso simile in Sudan, con una donna imprigionata con l’accusa di apostasia a El Gadarif. Nel corso del procedimento, il matrimonio tra Faiza Abdalla – questo il suo nome – e il marito cristiano è stato annullato e i loro sei figli dichiarati illegittimi. «Anche a Faiza, dopo la condanna, il giudice ha chiesto se fosse disposta ad abiurare la religione cattolica per tornare all’islam – spiega l’organizzazione –. E lei lo ha fatto. Ha salvato così la sua vita ma ha rinunciato alla sua fede, ai suoi diritti. Per sempre. Davanti giudici Meriam aveva invece ribadito di considerarsi cristiana e non islamica e per questo era stata condannata.