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Denunciato da un vicino. Pakistan, cristiano accusato di blasfemia

Lucia Capuzzi martedì 12 luglio 2016
Il copione si ripete, tragicamente identico. Le famiglie di Yasir Bashir e di Nadeem James abitano nel medesimo quartiere, Father Colony a Saraye Alamgeer, una cittadina a 160 chilometri da Lohore, nel distretto di Gurjat. I ragazzi si conoscono, come tutti a Father Colony. I due diventano amici, nonostante Yasir sia islamico e Nadeem cristiano. Qualche giorno fa, fra i giovani scoppia una brutta lite. Non si conosce la ragione. Ieri, però, Yasir si è presentato al commissariato locale con il cellulare in mano. Agli agenti ha mostrato la poesia, ricevuta via Whatsup da Nadeem, in cui ci sarebbero dei passaggi offensivi verso Maometto. Imme- diatamente è scattata l’accusa: blasfemia. Una parola dagli effetti tragici in Pakistan. Il codice penale infligge condanne durissime – inclusa la morte – a chi insulta l’islam. Perché venga aperta un’inchiesta, però, è sufficiente la denuncia di un musulmano. È l’imputato a doversi discolpare. In questo caso Nadeem. Il procedimento giudiziario, inoltre, procede di pari passo a un vero e proprio “linciaggio” sociale. Per il presunto “blasfemo”, la famiglia e la comunità d’appartenenza. Terrorizzato Nadeem si è dato alla fuga. Quando la polizia ha fatto irruzione in casa dei James per arrestarlo, il giovane era già lontano. Gli agenti – secondo quanto riferito dal Pakistan Christian Post e l’associazione Christians in Pakistan – hanno fermato le due sorelle, Najma Faryad e Samreen Shahbaz. Gli attivisti locali hanno denunciato torture e abusi sulle ragazze per convincerle a testimoniare contro il fratello. Le trenta famiglie cristiane della cittadina, inoltre, rischiano di venire assaltate dalla folla aizzata dagli imam estremisti. La polizia ha circondato la colonia per evitare un bagno di sangue. Gli esponenti della minoranza, sotto scacco, hanno fatto appello al premier del Punjab Shahbaz Sharif perché intervenga per calmare gli animi e garantisca un’indagine seria e trasparente sulla vicenda di Nadeen. La tensione, però, Saraye Alamgeer resta altissima.Nelle stesse ore, a West Colony, quartiere di Jhelum, a un centinaio di chilometri da Islamabad, in cui vivono circa tremila cristiani, si consumava un altro dramma per la comunità. A scatenarlo è stato il matrimonio del giovane pastore protestante Nadeen con una ragazza musulmana. Domenica, inoltre, prima di convolare a nozze, la giovane ha deciso di farsi battezzare da un amico del fidanzato, il pastore Qandeel. La notizia si è diffusa in poche ore nel quartiere, scatenando l’ira della famiglia della donna. La coppia è riuscita a fuggire. Nella notte tra domenica e ieri, la polizia ha fatto irruzione in casa di Qandeel e ha portato via il fratello. Nelle ore successive, la famiglia del pastore è scomparsa. Trecento famiglie della minoranza hanno lasciato la zona, temendo un pogrom. Si temono, però, vendette nei confronti delle altre 400 rimaste. Il rischio è concreto. Le forze speciali hanno ordinato una sorveglianza extra. E, ieri, hanno presidiato le moschee durante la preghiera della sera affinché i predicatori non arringassero la folla contro i cristiani. Sono, infatti, pochi estremisti ad avvelenare la convivenza, tradizionalmente pacifica. Non a caso, nelle ultime ore, alcune famiglie islamiche sono andate a casa dei cristiani per proteggerli da eventuali assalti.