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LIBERTÀ RELIGIOSA. Anche in Europa discriminati i cristiani

Lucia Capuzzi venerdì 10 dicembre 2010
Sottile, strisciante, quasi invisibile. Eppure esiste. Anche nella liberale Europa. La discriminazione religiosa riguarda tutte le fedi presenti nel Vecchio Continente. Non solo, dunque, quelle “importate” dai flussi migratori più recenti e non ancora radicate. Ad essere vittima di intolleranza è, spesso, pure la religione maggioritaria, cioè quella cristiana. Certo, non si arriva ai casi eclatanti dei “pogrom” dell’Orissa o dell’Iraq. Si assiste, però, a episodi che destano una certa preoccupazione. Tanto che del tema, negli ultimi anni, si sta occupando l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (Osce), che opera in 56 Stati, per la maggior parte dell’Unione Europea, ma anche molte nazioni asiatiche e il Nordamerica.«Intolleranza ed emarginazione nei confronti dei cristiani sono presenti in varie forme nei Paesi dell’area Osce», ha dichiarato l’anno scorso, dopo il primo incontro sull’argomento a Vienna, Janez Lenarcic, direttore dell’ufficio per la democrazia e i diritti umani dell’organizzazione.Ieri e oggi, sempre a Vienna, l’Osce ha organizzato un secondo dibattito. In cui esperti internazionali e rappresentanti di associazioni discutono di libertà religiosa e, soprattutto, dei limiti – legali e sociali – che la riducono. A volte, considerevolmente. Il problema – spiega ad Avvenire Silvio Ferrari, docente di Diritto delle religioni all’Università di Milano e consulente dell’Osce – è tornato alla ribalta negli ultimi vent’anni. Quando – aggiunge l’esperto – «col crollo delle grandi ideologie, la religione, relegata a lungo nella sfera individuale, ha cominciato a ricomparire nello spazio pubblico». Da qui, è nata una certa tensione con un’applicazione rigida e estremizzata dei diritti dell’uomo. In particolare, col diritto – per altro legittimo e sacrosanto – a non subire discriminazioni.Per garantire uguaglianza assoluta di trattamento a tutti i cittadini, si finisce però per ledere le prerogative di alcuni gruppi. Un paradosso. Perverso ma reale. «Spesso le legislazioni accolgono rigidamente il principio di non discriminazione. E questo, finisce per comprimere la libertà religiosa dell’individuo». Sembrano concetti astratti. Ma non lo sono. I molti casi raccolti negli ultimi cinque anni dall’Osservatorio sull’intolleranza e la discriminazione verso i cristiani in Europa lo dimostrano.In Gran Bretagna, ad esempio, dal 2009, i funzionari cattolici negli uffici di adozione sono costretti a scegliere tra svolgere le pratiche per l’affidamento dei bambini alle coppie omosessuali o lasciare il posto di lavoro. L’obiezione di coscienza, in base alle proprie convinzioni religiose, non è consentita. «Il Consiglio d’Europa non ha approvato per un soffio, appena quattro voti, una norma che imponeva a tutti gli ospedali di praticare i trattamenti, in materia sessuale e riproduttiva, considerati legali – dice Gudrum Kugler, presidente dell’osservatorio –. Compresi quelli che potevano creare forti scrupoli a chi ha determinate convinzioni religiose».Ci sono, poi, i vari divieti di esporre o indossare simboli religiosi, banditi in nome di una pretesa “laicità” dello spazio pubblico. Si torna nuovamente a quest’ultimo concetto. Quanto la religione può essere “mostrata” o semplicemente esercitata fuori dall’ambito strettamente privato? «Il punto è che, erroneamente, si considera lo spazio pubblico come spazio vuoto – dichiara Mario Mauro, parlamentare europeo e rappresentante della Presidenza dell’Osce contro razzismo, xenofobia e discriminazione – in cui c’è spazio solo per il credo del nulla. Questo è discriminante». Alla discriminazione “legale” contro i cristiani – e a volte altre comunità religiose – si aggiungono pregiudizi sociali, stereotipi, rappresentazioni insultanti.Difficile tenere a mente tutta la casistica. «Per questo abbiamo chiesto ai governi di prestare attenzione alla questione e monitorarla in modo sistematico, in modo da avere dati precisi», aggiunge la Kugler. E porre fine al fenomeno. «Occorre riflettere attentamente sul pluralismo religioso e culturale – afferma Ferrari – che permea l’Europa». In modo da trovare un punto di equilibrio tra libertà di religione e uguaglianza del diritto.