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Ucraina. La "mobilitazione segreta": così Mosca cerca nuove reclute per la guerra

Marta Ottaviani giovedì 19 maggio 2022

Soldati russi a Mariupol

Una mobilitazione segreta, che dimostra come la Russia non sia ancora disposta a scrivere la parola «fine» a questa guerra. Molti russi hanno ricevuto una lettera nella quale viene chiesto loro di recarsi nei centri di registrazione militare e di arruolamento. In alcuni casi vengono addotte motivazioni burocratiche, come la conferma dell’indirizzo di residenza. In altri, si fa accenno al fatto che la patria sta cercando «soldati di valore» per «attività di guerra».

Molti di loro hanno strappato la comunicazione appena l’hanno ricevuta. Stando a quanto riportato da alcuni canali Telegram, chi si è recato agli uffici di registrazione militare, si è trovato davanti a un vero e proprio tentativo di arruolamento. Contratti brevi, ben remunerati. Durante i colloqui si fa leva sullo spirito patriottico delle persone reclutate, chiamate «cecchini di Dio». Le persone contattate sono uomini dai 27 anni in su: riservisti o che hanno frequentato accademie militari.

Vitalij ha 44 anni ed è di Mosca. Ha ricevuto la convocazione ai primi di maggio. «Le ho stracciate entrambe – ha raccontato ad Avvenire –. Ho assolto i miei obblighi di leva. I miei documenti sono a posto. Non devo andare a chiarire nulla. Sono sospettoso nei confronti di queste convocazioni, non vorrei che poi il motivo per cui ti vogliono incontrare sia un altro. Ho sentito persone che si sono presentate in buona fede e che sono state costrette a firmare per la coscrizione».

Putin conta di raccogliere almeno 60mila nuove unità da mandare al fronte. I registri militari sono sempre stati tenuti attivi in tempo di pace e apparentemente la scelta di andare al fronte è volontaria, al netto della pressione psicologica che subisce chi si presenta alla convocazione. Il richiamo a servire la patria, la prospettiva di un buon guadagno e la promessa di venire impiegati solo nelle retrovie, porta alcuni a firmare.

«Molti sono preoccupati – spiega Evgenij, 42 anni, ad Avvenire –. A me non è ancora arrivato niente. Ma un mio amico nella regione di Rostov sul Don ha ricevuto due convocazioni nel giro di pochi giorni ed è preoccupato, perché teme che, prima o poi, con il pretesto di qualche irregolarità, lo andranno a prendere a casa». Intanto, per sopperire alla mancanza, Mosca sta facendo largo uso di «personale ausiliario». La notizia arriva niente meno che dall’intelligence inglese, secondo la quale «diverse migliaia» di soldati ceceni, alcuni dei quali membri della Guardia Nazionale direttamente dipendente da Ramazan Kadirov, sono di fatto parte dell’esercito russo.

La paura cresce, insieme con una resistenza strisciante, che anche i media della propaganda faticano a nascondere. Negli ultimi giorni, si sono verificati ben quattro attacchi a questi centri di reclutamento militare in diverse zone del Paese, le stesse dove la «mobilitazione segreta» è particolarmente attiva. La regia è sempre la stessa: molotov contro i vetri per mandare tutto in fiamme. Nessun danno serio, per il momento. Solo rallentamenti dei lavori. E la dimostrazione che questa «operazione militare speciale» in Russia piace sempre meno.