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Asia. I test nucleari della Nord Corea, l'Onu si riunisce. Usa: ora è troppo

Redazione Internet lunedì 4 settembre 2017

la Corea del Sud ha effettuato esercitazioni con un missile balistico, simulando un attacco contro un sito nucleare nordcoreano, con l'utilizzo anche di caccia F15 (Ansa)

La tensione resta altissima dopo il sesto test nucleare nordcoreano di domenica. Seul ha poi risposto alla provocazione di Pyongyang simulando un bombardamento contro un sito atomico del Nord, ma intanto teme che Kim Jong-Un possa presto ordinare altri test: "Abbiamo continuato a vedere segnali di possibili lanci di missili balistici", ha dichiarato un funzionario del ministero della Difesa di Seul, Chang Kyung-soo, "prevediamo che la Corea del Nord possa ordinare un terzo lancio di un missile intercontinentale dopo quelli del 4 e del 29 luglio". Non solo: il ministro della Difesa. Song-Young-moo, ha affermato che Pyongyang potrebbe essere riuscita a miniaturizzare una testata nucleare per farla pesare meno di 500 chili, così da poterla montare su missili intercontinentali.

La condanna è stata unanime: Trump in un tweet ha chiamato la Corea del Nord «Stato canaglia» e alla domanda: userete la forza, il presidente ha risposto ai giornalisti: «Vedremo».

Intanto Usa e Corea del Sud hanno deciso di aumentare il numero di rampe missilistiche per il Thaad (Terminal High-Altitude Area Defense), lo scudo antimissile schierato nella penisola. Già in settimana potrebbero essere schierate altre 4 batterie Thaad in aggiunta ai due lanciatori e ai sistemi radar operativi. Il ministero dell'Ambiente di Seul ha dato un via libera condizionato per
posizionarle nella provincia di North Gyeongsang, malgrado l'opposizione delle popolazioni locali. L'esercitazione condotta da Seul ha simulato un attacco sul poligono di tiro nucleare nordcoreano Punggye-ri colpendo "obiettivi scelti nel Mar del Giappone" con gli F-15K che hanno utilizzato veri missili balistici Hyunmoo i quali hanno percorso la stessa distanza necessaria per colpire il poligono, nel Nord-Est della potenza rivale.

Il regime comunista nordcoreano, però, non sembra arretrare neppure davanti alle pressioni e all'unanime condanna della comunità internazionale, con gli Stati Uniti che hanno minacciato "una massiccia risposta militare".

La riunione all'Onu

Gli Stati Uniti premono perché il Consiglio di sicurezza Onu approvi le sanzioni "più severe possibili" contro la Corea del Nord. L'ambasciatrice americana Nikky Haley ha parlato oggi alla riunione straordinaria del Consiglio di sicurezza, chiesta da Usa, Regno Unito, Francia, Giappone e Corea del Sud. Per Haley, "il tempo delle mezze misure è finito" e con le sue azioni Kim sta "implorando la guerra". Per questo, l'ambasciatrice ha annunciato l'intenzione di far circolare una bozza di risoluzione, per far sì che nuove sanzioni siano approvate lunedì 11 settembre. Secondo fonti diplomatiche, tra le misure ci sarà anche un embargo petrolifero, che avrebbe un pesante effetto sulle casse di Pyongyang.

L'aumento continuo delle sanzioni Onu dal 2006 (l'ultimo, dopo il lancio di due missili di lungo raggio a luglio, ha colpito settori chiavi delle esportazioni) non ha funzionato, ha detto Haley, e "quando è troppo, è troppo": "Il suo programma nucleare è più avanzato e pericoloso che mai", "la guerra non è mai qualcosa che gli Usa vogliono, e non la vogliono ora, ma la nostra pazienza non è infinita". Puntando il dito contro "tutti i Paesi che fanno affari con la Corea del Nord" e così "sostengono il suo programma nucleare", Haley ha poi respinto come "insultante" la proposta cinese 'freeze-for-freeze', cioè che Pyongyang metta fine ai suoi programmi missilistici e nucleari in cambio dello stop alle esercitazioni di Usa e Sud Corea.

Una proposta che l'inviato cinese all'Onu, Liu Jieyi, ha ribadito nella riunione al Palazzo di vetro. Il diplomatico ha anche chiesto a Pyongyang di "smettere di agire in modo sbagliato, deteriorando la situazione, non in linea con i suoi interessi", ha invocato una "risoluzione pacifica" e ha aggiunto: "Non consentiremo mai il caos e la guerra nella penisola coreana". Non ha detto se Pechino appoggerà le nuove sanzioni, così come non lo ha detto la Russia. Per l'inviato di Mosca, Vassily Nebenzia,"è urgente mantenere il sangue freddo" e agire tramite la diplomazia, evitando di "aumentare la tensione". Da Francia, Giappone e Cina è invece arrivato l'appello alla veloce adozione di nuove sanzioni.

Dopo la riunione del Consiglio di sicurezza il presidente sudcoreano, Moon Jae-in, e l'omologo americano, Donald Trump, hanno poi parlato al telefono e concordato di eliminare il limite di carico sulle testate per i missili di Seul. L'accordo missilistico tra i due Paesi prevede invece un limite di carico di 500 chilogrammi. Intanto, ha riferito Reuters, telefonate si sono svolte anche tra Moon e il presidente russo Vladimir Putin, in cui il primo ha sottolineato l'importanza della diplomazia, e tra Moon e la cancelliera tedesca Angela Merkel, con l'accordo sulla necessità di nuove sanzioni più severe.

I venti di guerra lungo il 38mo parallelo spaventano anche i mercati, con Tokyo (chiusura a -0,92%) e le Borse europee in ribasso e gli acquisti su oro e bund tedeschi.

Il test nucleare della Corea del Nord genera terremoto

Il test di domenica ha sprigionato una carica esplosiva di cinquanta chilotoni, circa cinque volte la potenza del precedente test
nucleare di Pyongyang, del 9 settembre 2016, e ha generato una scossa sismica di 5.7 gradi sulla scala Richter.