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PRIGIONIERI DEL BUIO. Cile, i minatori in video «Ecco come viviamo»

Michela Coricelli sabato 28 agosto 2010
Organizzati, coraggiosi, forti. Ma esposti a un terribile rischio: la depressione. A 700 metri di profondità, i 33 operai cileni sepolti 23 giorni fa da una frana – nella miniera di San José, 800 chilometri al nord di Santiago – sopravvivono con una straordinaria resistenza. Ma il ministro della Sanità, Jaime Mañalich, ammette: «Sarebbe un’ingenuità pensare che saranno capaci di mantenere quest’incredibile forza d’animo». Già ieri in serata, ha spiegato Mañalich, cinque di loro manifestavano i primi segni di depressione.La verità più dura. In un primo momento le autorità cilene avevano deciso di non spiegare ai 33 minatori i lunghissimi tempi dell’operazione di salvataggio. Una bugia pietosa, che non è durata molto: «Abbiamo parlato con loro e hanno accettato la situazione: sono tranquilli», ha detto il ministro della Sanità. Ma fino a che punto sono stati informati? In una lettera inviata alla moglie, Edison Peña chiede angosciato: «Di che tempi stanno parlando: qual è la data più probabile del salvataggio? A quanto pare dovremo stare due mesi qui dentro: o no?». Gli esperti temono che la perforazione del nuovo tunnel per portarli fuori durerà da tre a quattro mesi. La quotidianità sotto terra. Dura 45 minuti il video filmato grazie ad una minitelecamera calata a 700 metri di profondità attraverso la galleria utilizzata per inviare il cibo ai minatori. I 33 appaiono a torso nudo (la temperatura del rifugio è di 32 gradi), con la barba incolta, magri, ma combattivi e determinati. «Ci siamo organizzati benino qui sotto», dice uno degli operai. «Qui è dove ci riuniamo ogni giorno, facciamo progetti e preghiamo». Ci sono anche le tessere di un domino, un bicchiere «per lavarci i denti», una cassetta del pronto soccorso. Ma il governo teme il peggio: tre o quattro mesi di questa vita piegherebbero chiunque. Per questo sta lavorando a un piano per preparare i minatori alla lunga attesa. Potrebbe essere necessario inviare medicinali antidepressivi. Ginnastica e cinema. Per resistere là sotto, devono essere sani: fisicamente e mentalmente. Le autorità cilene preparano una strategia per mantenerli occupati e obbligarli a seguire una routine quotidiana, sia dal punto di vista motorio (con esercizi fisici), sia dal punto di vista intellettivo. Una chiesa avventista di Copiapò ha regalato ai minatori 33 copie della Bibbia in miniatura, mentre il governo ha spedito nelle viscere della terra un piccolo proiettore. Le autorità, però, non hanno ancora deciso quali film calare nel tunnel: le immagini devono essere adeguate alle terribili circostanze. Nel frattempo i familiari hanno filmato per loro dei video-messaggi. La prossima settimana arriveranno a Copiapò gli esperti dell’Agenzia spaziale statunitense: consiglieranno i soccorritori sulle tecniche di sopravvivenza per periodi prolungati in spazi limitati e pericolosi. La Nasa inoltre può fornire al Cile cibo disidratato e bevande speciali con sodio. I medici assicurano che i minatori hanno già perso molto peso (circa 10 chili). I soccorritori cercheranno di inviare al rifugio almeno quattro litri di acqua a testa, ogni giorno. Il video di 45 minuti termina con i 33 operai che cantano l’inno nazionale e gridano: «Viva il Cile! Viva i minatori!». La vicenda sembra aver stimolato un forte sentimento nazionale, anche a centinaia di chilometri dalla miniera di San José. Quando si diffuse la notizia più attesa – il miracolo dei minatori ancora in vita – per le strade di Santiago e in altre città la gente iniziò a festeggiare, suonando i clacson delle auto e intonando l’inno cileno. Sguardo fiero, nonostante le occhiaie: «Il minatore di oggi è un minatore del quale potete andare fieri», assicura uno dei 33 di San José.