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Gran Bretagna. Cercasi chef e camerieri: tutto aperto a Londra ma manca il personale

Angela Napoletano martedì 4 maggio 2021

Locali affollati a Soho (Londra) dopo le riaperture. Ma il personale scarseggia

Camerieri, chef e baristi cercasi con estrema urgenza. È questo il «refrain» che ricorre negli annunci di lavoro pubblicati a migliaia nelle ultime settimane sui siti dedicati alla ricerca di personale nel Regno Unito. A pandemia quasi finita (ieri una sola vittima e 1.649 casi), bar, pub e ristoranti, autorizzati a servire cibo e bevande all’aperto dallo scorso 21 aprile, stanno scaldando i motori per tornare a pieno regime il 17 maggio, quando la consumazione sarà consentita anche all’interno. A minare la ripartenza di centinaia di aziende del comparto ristorazione e accoglienza, tra i più colpiti dalla pandemia, potrebbe tuttavia essere una grave carenza di manodopera.
A causarla non è stata solo la crisi sanitaria, che ha dirottato i lavoratori verso settori meno esposti alle conseguenze di eventuali nuovi lockdown, ma anche la Brexit che, soprattutto a Londra, ha di fatto sbarrato l’accesso al mondo del lavoro occasionale nel Regno Unito che, per generazioni, ha rappresentato un trampolino di lancio per fortunate carriere. Le proposte abbondano. Molte, tra quelle pubblicate per esempio su Indeed.com o Caterer.com, sono quelle che mettono in evidenza non solo l’offerta di un contratto stabile e regolare a decorrenza immediata, ma anche le condizioni di estrema sicurezza sanitaria del locale e i generosi benefit previsti in caso di assunzione, come pasti gratis durante il servizio e drink scontati del 15 per cento per amici e parenti.

Intervistato dalla Bbc, lo chef Michael Caines, proprietario di due ristoranti in Cornovaglia e di un albergo a Exmouth, nell’Inghilterra del sud, ammette: «Abbiamo prenotazioni al completo per i prossimi quattro mesi ma stiamo disperatamente cercando di reclutare collaboratori». Secondo l’ufficio nazionale di statistica (Ons), al comparto mancano almeno 355mila braccia. I sindacati attribuiscono parte di questa perdita alla Brexit considerato che, come suggeriscono le stime dell’Economic Statistics Centre of Excellence, gli europei ad aver lasciato l’isola britannica lo scorso anni sono stati più di un milione (700mila solo a Londra) e soprattutto ventenni.

La mancanza di personale è però causata anche dal fatto che molti dei lavoratori che percepiscono l’assegno di disoccupazione o quello della cassa integrazione, misura, quest’ultima, prevista dal governo fino a settembre 2021, non sono interessati a cercare un altro impiego. Nel caso in cui decidano di farlo, poi, provano ad accaparrarsi un posto stabile, anche in caso di pandemia, al supermercato o in un’azienda della grande distribuzione (anche online) piuttosto che in quello della ristorazione. Martin Williams, titolare della catena Rare Restaurants, ha raccontato al Guardian che la situazione è talmente seria che gli imprenditori hanno cominciato a giocare sporco, sottraendosi a vicenda il personale migliore. L’agenzia di rating Fitch ha previsto che tutto ciò comporterà, per lo meno a breve termine, un ulteriore calo dei guadagni, considerato che le aziende saranno costrette ad aumentare gli stipendi e a spendere in formazione.

I nodi che rischiano di strozzare il ritorno alla normalità di pub, alberghi e ristoranti non riguarda, va detto, solo il Regno Unito. Difficoltà simili sono state registrate anche negli Stati Uniti. La scorsa settimana, in Florida, McDonald’s ha offerto 50 dollari a chiunque si fosse presentato a un colloquio; la catena messicana Chipotle, dal canto suo, offre ai potenziali collaboratori la copertura delle tasse universitarie in cambio di almeno quindici ore di lavoro alla settimana dopo quattro mesi di assunzione.