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Gli sforzi di Conferenza episcopale e Caritas. Ai cristiani iracheni 7 milioni di aiuti dalla Chiesa italiana

Luca Geronico venerdì 7 agosto 2015
L'impegno della Chiesa italiana a sostegno dei cristiani iracheni perseguitati è scattato subito dopo la fuga dalla Piana di Ninive il 6 agosto dell’anno scorso. Immediatamente la Conferenza episcopale italiana mise a disposizione un milione di euro per la prima accoglienza impiegato in gran parte per sostenere i campi profughi già attivi in quel momento in Siria. Decisiva, poi, la visita a metà ottobre a Erbil di una delegazione guidata dallo stesso segretario della Cei, monsignor Nunzio Galantino, e dal direttore della Caritas italiana, don Francesco Soddu. Dopo il sopralluogo Caritas italiana si è fatta promotrice di alcune proposte concrete rivolte alle famiglie, alle parrocchie e alle diocesi italiane. Il «Progetto Famiglia» propone (con un impegno minimo di 140 euro al mese) gemellaggi con famiglie di profughi in modo da assicurare un sostegno dignitoso a famiglie in media di 5 persone. Il «Progetto Casa» vuole favorire l’acquisto di 150 container per l’alloggio di altrettante famiglie: il costo è di 3.140 euro per unità. La terza iniziativa («Progetto Scuola») riguarda l’acquisto di 6 autobus per il trasporto dei bambini in 8 scuole a Erbil e a Dahuk: ogni pullman costa 40.720 euro. «Da ottobre a giugno sono stati raccolti un milione e 50mila euro ma le sottoscrizioni proseguono», spiega Silvio Tessari, responsabile di Caritas italiana per il Medio Oriente. In seguito alle nuove richieste di soccorso dell’arcivescovo caldeo di Erbil, Bashar Warda, la presidenza della Cei ha recentemente messo a disposizione un’altra tranche di aiuti di oltre un milione 200mila euro per sostenere tre progetti a beneficio di 13mila famiglie: alloggi per i nuclei sfollati dalla pianura di Ninive, quattro pozzi a Erbil per i rifugiati di Mosul e Ninive, costruzione di una scuola per i rifugiati sempre a Erbil. Un milione di euro è invece stato consegnato al nunzio apostolico in Iraq. Il piano di aiuti della Cei è stato pari a 3,6 milioni di euro l’anno scorso, ai quali si sono aggiunti altri 2,7 milioni quest’anno. Un sostegno concreto all’enorme sforzo affrontato dalla Chiesa di Erbil, che ha messo a disposizione 1.500 prefabbricati di 6 metri per 3 e affittato anche 490 abitazioni, ciascuna occupata da 3 o 4 famiglie. Pensando al futuro delle giovani generazioni la Chiesa di Erbil sta lavorando alla fondazione di una Università Cattolica, per la quale la Cei ha destinato, all’interno del suo fondo per gli aiuti al terzo mondo, 2 milioni e 300mila euro. L’apertura dell’anno accademico, il prossimo autunno, dovrebbe coincidere con l’inaugurazione della nuova struttura. Tra le emergenze da affrontare, oltre a quella degli alloggi e il sostegno per il pagamento dei canoni, resta urgente quella educativa, con l’obiettivo di provvedere alla scuola per 1.200 studenti. In primo piano pure l’assistenza sanitaria, con 3 cliniche (una gestita dai caldei, una dai siro-cattolici, una dai siro ortodossi) che assicurano prestazioni gratuite ai profughi.