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11 settembre. Padre Mychal, la vittima n.1 che pregava per chi si gettava giù

Fabrizio Martello sabato 11 settembre 2021

L'iconica foto che ritrae il corpo di padre Mychal trasportato fuori dalla macerie delle Twin Towers

Capita spesso che le persone che entrano nel mio ufficio all’aeroporto di Milano Linate, guardando le foto, i quadri ed i disegni appesi alle pareti, si fermino davanti a una grande immagine che ritrae cinque uomini che faticano per portare fuori dalle macerie un uomo adagiato su una sedia. Osservando l’immagine appare subito evidente un grande contrasto: mentre i volti dei cinque uomini sono segnati dalla fatica e dalla paura, l’uomo trasportato sulla sedia sembra dormire, sembra in pace.

Quella foto, paragonata a una moderna pietà di Michelangelo, fu scattata dal fotografo Shannon Stapleton dell’agenzia Reuters a New York poco dopo che la prima delle Torri del World Trade Center era crollata in seguito agli attacchi dell’11 settembre. La persona ritratta è padre Mychal Judge, cappellano dei Vigili del Fuoco di New York, trasportato dal tenente della polizia William Cosgrove, che lo trovò, due vigili del fuoco, Christian Waugh e Zachary Vause, il paramedico Kevin Allen e un passante, l’ex maggiore dell’esercito americano John P. Maguire, che ne portano il corpo fuori dalla Torre Nord, poco prima che crollasse alle 10:28.

Pochi sanno che padre Mychal è stato registrato come la vittima 0001 delle 2.996 persone che perirono durante gli attacchi di 20 anni fa. Fu quindi riconosciuto come primo caduto ufficiale degli attacchi, nonostante altri fossero spirati prima di lui: gli equipaggi e i passeggeri degli aeroplani coinvolti, i dirottatori dei primi tre aerei e le persone che occupavano le Torri Gemelle ed il Pentagono. Padre Judge fu la prima vittima certificata perché il suo fu il primo corpo ad essere recuperato e portato dal medico legale.

Padre Mychal era nato nel 1933. Nel 1948, all’età di 15 anni, cominciò il processo di formazione per entrare nell’ordine dei Frati Minori e nel 1954 fu ammesso al noviziato nella Provincia a Paterson, New Jersey. Dopo aver completato l’anno di formazione, ricevette l’abito religioso e prese i suoi primi voti come membro dell’Ordine facendo la professione solenne nel 1958; venne poi ordinato sacerdote nel 1961. Dopo la sua ordinazione, Judge fu assegnato al santuario di Sant’Antonio a Boston. Dopo questo incarico, prestò servizio in varie parrocchie affidate ai frati minori francescani, tutte nel New Jersey. Per tre anni fu assistente del presidente del Siena College, gestito dai Francescani a Loudonville, New York. Nel 1986 fu assegnato alla chiesa di San Francesco d’Assisi a Manhattan, dove aveva conosciuto i frati e dove visse e lavorò fino alla morte, dedicando tutta la vita ai poveri, agli emarginati e ai malati di Aids.

Nel 1992, fu nominato cappellano del New York City Fire Department e durante questo ministero è sempre stato vicino alle sue donne ed ai suoi uomini, capace di offrire incoraggiamento e preghiere durante gli incendi, i soccorsi e negli ospedali, consigliando i pompieri e le loro famiglie, lavorando spesso 16 ore al giorno. Non era difficile vederlo uscire a bordo di un’autoscala o un autopompa insieme alle squadre. «Il suo ministero interiore era basato sull’amore. Mychal amava i vigili del fuoco e loro amavano lui», scrive David Epps in un articolo dal titolo "The first victim of 9/11" pubblicato il 2 settembre 2011 su "The Citizen".

La mattina dell’11 settembre 2001, saputo quanto stava succedendo al World Trade Center, Judge si precipitò sul posto insieme ad alcuni pompieri fuori servizio, non appena la prima Torre venne colpita dal primo aereo. Giunto sul posto, fu accolto da Rudolph Giuliani, il sindaco di New York City, che gli chiese di pregare per la città e le sue vittime. Padre Mychal lo fece, pregando e benedicendo i corpi dei primi defunti che si trovavano in strada; poi entrò nell’atrio della Torre Nord dove era stato organizzato un posto di comando d’emergenza. Tom Von Essen, allora commissario del New York Fire Department, lo vide lì e in un’intervista successivamente raccontò: «Sembrava davvero preoccupato. Non abbiamo parlato. Abbiamo sempre parlato. Abbiamo sempre scherzato. Ma quella mattina no».

Una troupe di giornalisti francesi che si trovava all’interno della Torre ha catturato gli ultimi istanti della vita di padre Mychal Judge: in quelle immagini, si vede il frate in piedi vicino alla finestra, mentre guarda i corpi delle persone che si sono gettate dai grattacieli cadere nel patio esterno. Padre Michael Duffy, amico di Mychal, nel commentare quei filmati disse: «Se guardate attentamente, vedrete le sue labbra muoversi. Per quelli di noi che lo conoscono, non era uno che parlava da solo. Pregava. E assolveva le persone mentre si lanciavano e cadevano verso la morte».

Quando la vicina Torre Sud crollò alle 9:59, i detriti furono sparati attraverso l’atrio della Torre Nord, uccidendo molti all’interno, incluso padre Judge. Nel momento in cui fu colpito alla testa e ucciso, Mychal stava ancora pregando ad alta voce dicendo: «Gesù, ti prego, fa che finisca subito! Dio, ti prego, fa che finisca!». La violenza dell’esplosione scagliò il frate a molti metri e nell’oscurità alcuni pompieri inciamparono su un cadavere. «È Padre Mike!», gridarono impietriti. Quindi ne sollevarono il corpo e lo adagiarono delicatamente su una sedia. Proprio mentre lo portavano fuori, Shannon Stapleton scattò l’iconica foto che immediatamente fece il giro nel mondo, diventando un’immagine simbolo di quell’immane tragedia che si stava consumando.

Ho conosciuto la storia di padre Mychal qualche anno fa visitando il memoriale e il museo dell’11 settembre a New York. Dopo aver letto la sua biografia ho pensato che quella moderna "Pietà" dovesse stare nel mio ufficio in modo che ogni mattina, guardandola, il mio ministero fosse ispirato dalla figura di questo grande uomo, fedele religioso e instancabile sacerdote. La storia di quest’uomo è ovviamente molto altro rispetto all’epilogo del suo cammino terreno, ma per capire quanto bene ha fatto in tutta la sua vita basti ricordare che al suo funerale, celebrato il 15 settembre 2001 nella chiesa di San Francesco d’Assisi a New York e presieduto dall’arcivescovo, Cardinale Edward Egan, parteciparono oltre tremila persone tra le quali l’ex presidente Bill Clinton con la moglie Hillary.

Al termine della celebrazione proprio Clinton disse che la morte di Mychal era stata una «perdita speciale. Dovremmo innalzare la sua vita a esempio di ciò che deve prevalere. Dobbiamo essere più simili a padre Mike che alle persone che lo hanno ucciso». Un grande esempio di adesione al Vangelo e – almeno per me – di grande ispirazione. Ad perpètuam rèi memòriam di Padre Mychal e delle altre 2995 vittime, dei 24 dispersi e dei 6400 feriti.

Cappellano dell’Aviazione Civile
Coordinatore nazionale della pastorale dell’Aviazione Civile - Conferenza Episcopale Italiana