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Campagna. «Mondiali del Brasile, fermare la tratta»

martedì 20 maggio 2014
​"Uniamo le nostre forze per salvare i più vulnerabili dalla schiavitù della tratta”. È l’invito lanciato oggi dal cardinale João Braz de Aviz, prefetto della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica, durante la conferenza stampa di presentazione della campagna di “Talitha kum”, (VAI AL SITO) la rete internazionale della vita consacrata contro la tratta di persone, per il mondiale di calcio in Brasile. “Gioca la vita, denuncia la tratta”, il titolo della Campagna lanciata da Talitha Kum, costituita dall’Unione internazionale superiori generali inizialmente come un progetto di “Religiose contro la tratta di persone” e poi, nel 2009, come una rete internazionale di vita consacrata contro la tratta di persone. “In sintonia” con Papa Francesco, che è intervenuto a più riprese sulla tratta definendo “la schiavitù più estesa in questo ventunesimo secolo”, i religiosi e le religiose “impegnate nella loro missione in mezzo a tutte le forme di povertà, toccano con le loro mani l’umiliazione, la sofferenza, trattamento inumano e degradante inflitto a donne, uomini e bambini” e si sentono interpellati a combattere questa “schiavitù moderna, ha assicurato il cardinale. Con i gesti del buon samaritano “versare l’olio di quello che è sacro e il vino di quello che è umano sopra le ferite dell’umanità per portare l’amore di Dio e la speranza di una nuova vita”.
A parlare dell’attività svolta dalla rete in questi cinque anni è stata la coordinatrice, suor Estrella Castalone, spiegando che Talitha Kum “si impegna a tessere insieme le molte risorse di vita religiosa con altri settori della società in una rete che mira a dare vita e speranza alle persone coinvolte della tratta”. Quest’ultima, infatti, ha ricordato la religiosa, è “una rete criminale molto ben organizzata e ben collegata da una parte del mondo all’altra e solo attraverso una rete di salvezza e speranza possiamo prevenire che i più deboli e i più vulnerabili diventino una merce umana”. La campagna contro la tratta organizzata in occasione dei Mondiali di calcio vede impegnati oltre 250 religiosi, con i loro partner laici. “Durante occasioni come i Mondiali - ha detto suor Estrella - molte persone sono impiegate a lavorare in vari settori dell’industria e del turismo come alberghi, bar ristoranti, trasporti di merci e persone. Le offerte di lavoro sono tante e purtroppo coloro che accettano offerte di lavoro possono essere ingannati e diventano vittime di diverse forme di sfruttamento”.I Mondiali di Calcio che stanno per partire coinvolgeranno 12 capitali, famose nel mondo per essere meta di turismo sessuale. A farlo notare è stata suor Gabriella Bottani, coordinatrice della rete “Um Grido per la Vida”, che in Brasile promuove con “Talitha Kum” e con la Conferenza dei vescovi del Brasile la campagna “Gioca a favore della vita. Denuncia la tratta di persone”. Il Brasile, ha ricordato la religiosa, “è Paese di origine, transito e destinazione delle persone vittime della tratta”, che coinvolge soprattutto donne giovani, originarie di famiglie povere, con bassi livelli di studio. “Nel contesto latinoamericano e caraibico - ha proseguito la religiosa - il Brasile è un Paese con un’alta percentuale di turismo a scopo sessuale e questo incide significativamente sul fenomeno dello sfruttamento della prostituzione, soprattutto minorile, e spesso apre le porte al traffico interno o internazionale”. Il messaggio della campagna, in questo contesto, vuole essere “una proposta concreta, positiva, di vita”, partendo da una constatazione: “I rischi della tratta per sfruttamento sessuale e lavoro si incrementano in relazione ai grandi eventi, come è stato durante i Mondiali in Germania e in Sudafrica, dove si è avuto rispettivamente un aumento del 30 e del 40%”. “Durante tutto questo tempo di preparazione al grande evento della Coppa del Mondo - ha raccontato ai giornalisti suor Bottani - abbiamo osservato che le minacce e le opportunità giocano nello stesso campo: da un lato le possibilità di un maggior guadagno e speranza di migliorare le condizioni di vita, dall’altro un aumento delle situazioni di degrado sociale e minacce alla vita e ai diritti fondamentali”. L’obiettivo della campagna è, dunque, far sì che la Coppa del Mondo diventi “uno spazio positivo e propositivo, per promuovere una cultura dei diritti e della vita, denunciando tutte le forme di sfruttamento, che la svalorizzano e la mercificano”. Concretamente, al campagna utilizza media e social network “per informare e sensibilizzare la popolazione sui possibili rischi e su come intervenire per enunciare eventuali casi”. Il materiale in lingua portoghese è disponibile sul blog della Rete “Um Grido per la Vida” e tutte le azioni della campagna sono divulgate sulla pagina Facebook relativa: www.facebook.com/jogueafavordavida. Molte le iniziative di sensibilizzazione già organizzate dalla rete nelle 12 capitali brasiliane che accoglieranno le partite della coppa del mondo. “Anche in Europa si stanno mobilitando”, hanno annunciato le religiose.