Mondo

Camerun. Appello disperato di "Medici senza frontiere": "Vogliamo arrivare ai feriti"

Silvia Guzzetti mercoledì 23 giugno 2021

Un paziente nel nord ovest del Camerun dove la situazione sanitaria è disperata

È un appello disperato quello di Medici Senza Frontiere al governo del Camerun perchè consenta a dottori e infermiere di raggiungere la popolazione nella regione nord-occidentale del Paese dove gli scontri armati hanno reso molto difficile a chi ne ha bisogno avere cure sanitarie.

In un comunicato l'associazione ricorda che la situazione gravissima nella quale si trovano gli abitanti di questa regione rende indispensabile per il governo revocare immediatamente il divieto ai medici di raggiungere le migliaia di persone che hanno bisogno delle loro cure.


"In questo momento gli operatori sanitari locali vedono morire centinaia di persone per mancanza di aiuti sanitari nelle comunità sfollate", scrive nel comunicato Laura Martinelli, capomissione di "Medici senza Frontiere" in Camerun, "Da oltre quattro anni attacchi ai villaggi, rapimenti, torture, distruzione di case ed esecuzioni extragiudiziali sono ormai la norma nelle regioni camerunensi anglofone del sud ovest e del nord ovest del Paese, dove è in corso una delle crisi dimenticate più gravi nel mondo". "Medici senza frontiere" diffonde anche i dati scioccanti di questa tragica situazione. Più di 700.000 persone costrette ad abbandonare le proprie case, oltre 60.000 quelle fuggite in Nigeria e oltre 1,4 milioni le persone che hanno bisogno di aiuti umanitari.

Una delle regioni del Camerun più colpite dai conflitti armati - Medici senza Frontiere


Nel 2018, in seguito a un accordo con il Ministero della salute camerunense, MSF ha lanciato una risposta d’emergenza per supportare le strutture sanitarie nelle regioni del sud-ovest e del nord-ovest, istituendo l’unico servizio di ambulanze gratuito in funzione tutti i giorni a tutte le ore e sostenendo gli operatori per la salute comunitaria nel portare assistenza alle persone che faticano ad accedere alle cure e alle popolazioni più difficili da raggiungere.

Ma l’8 dicembre 2020 un decreto regionale ha sospeso le attività di MSF nella regione del nord-ovest perché le autorità camerunensi hanno accusato l’organizzazione medico-umanitaria di essere troppo vicina ai gruppi armati locali. Nonostante mesi di discussioni per rispondere a queste accuse, MSF non ha potuto riprendere le attività e decine di migliaia di persone sono state lasciate senza accesso a cure mediche gratuite e vitali. Lo scorso anno, gli operatori sanitari supportati da MSF hanno visitato oltre 150.000 persone nelle comunità delle due regioni. Il supporto fornito da MSF e da altre realtà è tanto più vitale in quanto l'insicurezza e gli attacchi al personale umanitario hanno limitato il numero di organizzazioni sul campo per fornire cure salvavita.

In Camerun sono centinaia le vittime del conflitto che non hanno accesso a medici e infermiere - Medici senza frontiere



“Siamo una delle poche organizzazioni mediche presenti in queste due regioni in grado di rispondere ai bisogni d’emergenza delle persone in un contesto davvero difficile”, conclude Laura Martinelli, “Da quando abbiamo iniziato le attività, le nostre équipe mediche e i nostri pazienti hanno regolarmente subito minacce e violenze da parte dei gruppi armati, statali e non, senza nessun rispetto dei principi umanitari di imparzialità e neutralità. Hanno sparato contro le ambulanze e le hanno rubate, hanno violentato e ucciso gli operatori sanitari comunitari, alcuni uomini armati hanno aperto il fuoco nelle strutture mediche e i nostri colleghi hanno ricevuto minacce di morte. Nonostante tutto, le nostre équipe hanno continuato a fornire cure alle persone in difficoltà giorno dopo giorno.”

Nel 2020, i team di MSF nella regione nel nord-ovest del Camerun hanno curato 180 sopravvissuti a violenza sessuale, fornito assistenza psicologica a 1.725 persone, effettuato 3.272 operazioni chirurgiche, trasferito 4.407 pazienti in ambulanza, di cui più di 1.000 erano donne in gravidanza. Gli operatori sanitari comunitari hanno svolto 42.578 visite, per la maggior parte per malaria, diarrea e infezioni del tratto respiratorio