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Londra. Brexit, l'Alta Corte: serve il voto del Parlamento. Ecco cosa succede ora

giovedì 3 novembre 2016

Dimostranti pro Ue davanti alla sede dell'Alta Corte a Londra (Ansa web)

Colpo di scena nella vicenda della Brexit, l'uscita della Gran Bretagna dall'Unione europea sancita dal referendum del 23 giugno. L'Alta Corte di Londra, accogliendo il ricorso di un gruppo di attivisti pro Ue, ha stabilito che è necessario un voto del Parlamento di Westminster per attivare l'articolo 50 del Trattato di Lisbona che avvia le discussioni formali con l'Ue. Una decisione che potenzialmente potrebbe bloccare la Brexit.

La premier Theresa May rivendica invece il pieno diritto dell'esecutivo di invocare l'articolo 50 e aveva annunciato che l'avrebbe fatto entro marzo 2017.

La motivazione dell'Alta Corte

"Il principio fondamentale della costituzione del Regno Unito è che il Parlamento è sovrano", ha detto il giudice dell'Alta Corte, Lord Thomas of Cwmgiedd, nel leggere il verdetto.

La delusione del governo

Si tratta di una forte umiliazione per il governo di Theresa May. "Il governo è deluso. Il Paese ha votato per lasciare l'Ue in un referendum consentito da leggi del Parlamento. Il governo è determinato a rispettare il risultato del referendum", ha dichiarato il ministro del Commercio, Liam Fox. "Questa sentenza solleva un'importante e complessa questione di diritto ed è giusto che la consideriamo con prudenza prima di decidere come procedere", ha aggiunto.

Le conseguenze immediate

Poiché il governo ha annunciato il ricorso alla Corte Suprema, i due fronti dovrebbero rivedersi ai primi di dicembre dinanzi al giudice. Per ora il governo britannico ha fatto sapere di essere deciso ad andare avanti con i piani e "i tempi stabiliti".

Immediato l'effetto sulla sterlina. Il pound infatti si è rafforzato sia contro l'euro che stamani cede lo 0,73% a 0,8955, sia contro il dollaro a contro cui la sterlina guadagna lo 0,63% a 1,23802.

Il silenzio di Juncker (Ue)

Il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker parlerà domani mattina con la premier britannica Theresa May in una conversazione telefonica richiesta dalla prima ministra alla luce della sentenza. Lo rende noto la Commissione. Juncker ha rifiutato di indire una conferenza stampa sul verdetto.

Come voterebbero i parlamentari?

Non è un dato scontato. La maggiori parte dei parlamentari ha sostenuto il remain (restare nella Ue), ma rappresenta collegi in cui ha vinto il leave (uscire dalla Ue). I parlamentari voteranno secondo la volontà dei loro elettori o secondo la loro coscienza, lasciando agli elettori la scelta se confermarli o no alle prossime elezioni? Poiché il leave ha vinto nel 70% dei collegi che hanno eletto deputati laburisti, sarebbe un suicido politico per i parlamentari laburisti ribellarsi o astenersi.

La sentenza aumenta le probabilità di elezioni anticipate?

Molti osservatori ne sono convinti. La stessa premier Theresa May, piuttosto che chiedere in Parlamento un voto che sconfessi la Brexit, potrebbe preferire il ritorno alle urne. Per molti parlamentari sarebbe una via d'uscita dal conflitto tra la volontà dei cittadini e quello che ritengono essere l'interesse del Paese. Tuttavia per andare al voto anticipato serve una maggioranza dei due terzi dei Comuni. E i Laburisti, ai minimi storici nei sondaggi, potrebbero non gradire un ritorno alle urne. Inoltre nuove elezioni aprirebbero agli euroscettici dell'Ukip un'autostrada verso Westminster.