Mondo

LIBIA. Bombe a grappolo, Tripoli nega Martinelli: Misurata allo stremo

sabato 16 aprile 2011
Gli aerei della Nato hanno bombardato Sirte, considerata la roccaforte del colonnello libico Muammar Gheddafi. Lo ha riferito la tv di Stato Jamahiriya, citando fonti militari di Tripoli. Intanto continua l'assedio di Misurata, che oggi è stata colpita con almeno 100 missili grad, secondo quanto ha detto un portavoce degli insorti. L'organizzazione umanitaria Human Rights Watch (Hrw) ha confermato che le forze governative fedeli al leader libico Muammar Gheddafi hanno fatto uso di bombe a grappolo contro la città di Misurata ma  l'accusa è stata smentita da un portavoce ufficiale a Tripoli. La notizia era stata diffusa ieri dal New York Times, che aveva pubblicato una corrispondenza del suo inviato nella città portuale controllata dagli insorti e stretta d'assedio da oltre un mese. In un comunicato pubblicato sul suo sito web, Hrw afferma che almeno tre ordigni a frammentazione, presumibilmente sparati con un mortaio, sono stati visti esplodere nella notte tra giovedi e venerdi nel distretto di El Shawahda da alcuni suoi operatori sul campo. Questi hanno inoltre avuto notizia da fonti attendibili di altri due ordigni di questo tipo, esplosi in altri due quartieri sempre nella notte tra giovedi e e venerdi. «È veramente esecrabile che la Libia faccia uso di armi di questo genere in aree resideniali», ha commentato Steve Goose, responsabile della divisione armamenti dell'organizzazione umanitaria. A Tripoli, un portavoce del governo libico, Mussa Ibrahim, ha tuttavia smentito. «Non utilizzeremmo mai armi simili contro le popolazioni libiche - ha detto ai giornalisti - oltretutto il mondo ci sta guardando e non potremmo mai fare una cosa del genere».MISURATA SOTTO ASSEDIO «A Misurata le donne sono violentate e mutilate, le famiglie sono rinchiuse in casa». Lo afferma il vicario apostolico di Tripoli, monsignor Giovanni Innocenzo Martinelli, che all'agenzia vaticana Fides spiega di aver appreso di stupri in atto da alcune donne musulmane di Tripoli che sono in contatto con le vittime. «Non avete idea di cosa sta succedendo là», hanno detto queste signore al vescovo che ha riferito quanto appreso sia all'agenzia vaticana Fides che «a un workshop via telefono organizzato dal Servizio d'Azione Europeo Esterno al quale - rivela il presule - hanno partecipato anche altre persone, alcuni libici residenti in Europa ed in Egitto». «Si è discusso - spiega monsignor Martinelli - di come portate gli aiuti umanitari alla Libia dopo la fine del conflitto, e io ho ribadito che prima bisogna trovare il modo di fare finire la guerra».Il vicario apostolico di Tripoli cita in proposito il documento delle comunità cristiane presenti in Libia che esorta a «sfruttare le relazioni tribali». "Gheddafi - ricorda - ha avuto il merito di aver riunificato le diverse cabile (tribù) libiche». «Nella nostra dichiarazione - conclude - suggerivamo di coinvolgere i saggi, gli anziani per trovare la via del dialogo tra le diverse componenti della società libica».