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IMMIGRAZIONE. Allarme per un gommone disperso: a bordo 55 profughi della Somalia

Paolo Lambruschi martedì 17 gennaio 2012
Giallo nel mare di mezzo, da sabato è sparito nel nulla un barcone con 55 somali al largo della Libia e si teme una nuova tragedia dell’immigrazione. Nelle acque del Mediterraneo meridionale, dove l’anno scorso hanno perso la vita 2000 migranti, sono riprese da Capodanno le partenze verso l’Italia e non si hanno più notizie di un battello che trasportava 39 uomini e 16 donne di età compresa tra i 18 e i 30 anni, diretti in Italia per chiedere asilo. Si teme sia affondato: prima di interrompere le comunicazioni imbarcava acqua e il motore era rotto. I passeggeri erano arrivati nel paese a ottobre, proprio nelle ultime ore del regime di Gheddafi, in fuga da una Somalia devastata dalle milizie qaediste di Al Shabaab e dalla carestia. Sabato notte avevano pagato ai trafficanti senza scrupoli 900 dollari per imbarcarsi verso la speranza, sorvegliati da guardie armate. È la quarta partenza di cui si ha notizia dalla Libia da inizio anno, ma le altre tre imbarcazioni sono state salvate. Il primo a lanciare l’allarme è stato Aden Sabrie, giornalista somalo che vive a Roma e lavora per la Bbc, il quale ha ricevuto nella mattinata del 14 le segnalazioni preoccupate di connazionali con congiunti a bordo.«Mi hanno telefonato tre somali che vivono in Italia e uno che vive in Norvegia – racconta Sabrie – chiamati con il satellitare da alcuni parenti disperati. Mi hanno riferito che la barca era partita da una località vicina a Tripoli alle tre del mattino, ma dopo nemmeno quattro ore il motore era rotto e la barca andava alla deriva». Anche Sabrie è riuscito a parlare con la barca quel pomeriggio.«Sentivo urla disperate, erano in balia delle onde. Ho chiesto aiuto alla Capitaneria di porto di Palermo che ha domandato le coordinate del battello». Ottenute da Sabrie nel corso di una nuova, drammatica conversazione.«Si trovavano in acque libiche – prosegue il giornalista – quindi gli italiani non potevano salvarli. Ho chiamato la marina maltese, ma neppure La Valletta poteva intervenire». Ali è un somalo residente in Norvegia con a bordo diversi parenti. È stati lui a mettersi in contatto per ultimo con il satellitare, che dal pomeriggio di sabato ha cessato le trasmissioni, e a dare l’allarme alla marina libica.«Ho riferito – spiega Ali – l’ultima posizione dei naufraghi in balia delle onde, che mi hanno detto di vedere le luci della costa. In serata le autorità libiche mi hanno inviato un messaggio dicendo che non avevano i mezzi per cercarli».Domenica ha suscitato speranze la notizia che i maltesi avevano soccorso altri due gommoni partiti dalla Libia, rispettivamente con 25 e 45 profughi. Ma non era l’imbarcazione che aveva lanciato l’Sos il 14 gennaio. Del mistero si sta interessando l’ufficio di Tripoli dell’Acnur, che ha appena riaperto, ma le speranze di ritrovare i 55 somali, dato il freddo, sono poche.  «Ci sono in Libia – avvisa Sabrie – molti profughi subsahariani disperati pronti a partire per l’Ue e trafficanti senza scrupoli che li imbarcano su carrette del mare. Bisogna fermarli o sarà una strage» l'Sos.