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Pakistan. Arzoo sottratta al marito-aguzzino, ma ancora non può tornare a casa

Stefano Vecchia martedì 24 novembre 2020

La piccola Arzoo nel giorno della sua Prima Comunione

Una sentenza contraddittoria da parte dell’Alta Corte della provincia del Sindh ieri ha tolto Arzoo Raja al controllo del suo sequestratore che l’aveva costretta alla conversione e alle nozze. La 13enne, nata in una famiglia cattolica, è tra le ultime vittime di una pratica che in Pakistan colpisce ogni anno almeno un migliaio di donne e bambine delle minoranze religiose.

Come sostenuto dai legali della famiglia, «l’Alta Corte del Sindh ha rigettato le istanze presentate da Azhar Ali, il rapitore di Arzoo Raja. Le istanze sostenevano che il matrimonio fosse legale; che la custodia della ragazza spettasse al marito; che fosse cancellata ogni accusa a carico di Azhar Ali. Va notato che nessuna decisione è stata presa in favore del rapitore». «Dopo l’udienza odierna, applicando l’articolo 375, comma 5 del Codice penale pachistano – è stato pure rilevato – l’Alta Corte ha convalidato le accuse di stupro a danno di una ragazza di età inferiore ai 16 anni, reato che può essere punito con l’ergastolo o la pena di morte».

Allo stesso tempo, però, i giudici non hanno imposto il ritorno della ragazza alla famiglia d’origine, optando per la permanenza a spese del governo provinciale nella casa protetta dove si trova dal 1° novembre, quanto era stato ordinato l’arresto del 44enne Ali Azhar che l’aveva rapita il 13 ottobre.

Così ha commentato a Fides padre Saleh Diego, vicario generale e direttore della Commissione “Giustizia e pace” nell’arcidiocesi di Karachi, dove è avvenuto il rapimento: «Ci aspettavamo che Arzoo fosse affidata alla famiglia. In passato si sono verificati casi in cui le figlie minorenni sono state restituite alla famiglia, quindi chiediamo ancora alla magistratura di affidare la custodia ai suoi genitori».

«Il tribunale dovrebbe considerare che si tratta di una minorenne che ha subito un violento trauma ed è sotto pressione dopo il suo rapimento, la conversione forzata e il matrimonio con l’uomo che l’ha violentata», ha proseguito il sacerdote.

Il 19 novembre anche il cardinale Joseph Coutts, arcivescovo di Karachi, aveva richiamato il governo pachistano a farsi garante dei diritti delle minoranze e a considerare i sequestri e le conversioni forzate come abusi dei diritti umani prima ancora che atti discriminatori.