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BUENOS AIRES. Argentina, nozze gay arriva il sì del Senato

Michela Coricelli giovedì 15 luglio 2010
In Argentina diventano legali i matrimoni gay: il Senato ha approvato la legge che autorizza le unioni omosessuali, dopo che la Camera lo aveva già approvato lo scorso maggio.  L'Argentina è il primo Paese dell'America latina ad autorizzare i matrimoni gay. Il disegno di legge, sostenuto dal governo di centro-sinistra della presidente Cristina Fernandez de Kirchner, è stato approvato con 33 voti a favore e 27 contrari dopo più di 15 ore di dibattito in aula.«È un giorno storico», ha detto il capogruppo del partito al potere, Miguel Pichetto, ricordando che il dibattito è stato messo in calendario per il 14 luglio, giorno di commemorazione della Rivoluzione francese. «È la prima volta che si vota per una legge a favore delle minoranze», ha aggiunto.«La società argentina è cambiata: ci sono dei nuovi modelli famigliari, ha detto il capogruppo al Senato dei radicali all'opposizione, Gerardo Morales, spiegando come questa legge sia pensata per tutelare i diritti delle minoranze.Come già accaduto in Spagna nel 2005, il progetto prevede che dal Codice civile argentino scompaiano i termini «moglie e marito», sostituiti semplicemente dalla parola «contraenti». Un escamotage linguistico che implica molto di più: una trasformazione sociale e antropologica che suscita appassionate critiche, energiche condanne, ma anche applausi ed entusiasmi. Il Paese è diviso in due, come il Senato. Di fatto, fino all’ultimo momento nessuno dei due fronti – il sì (appoggiato dall’Oficialismo, che sostiene il governo della presidente Cristina Fernandez Kirchner) e il no – ha azzardato previsioni sul voto: l’approvazione era appesa ad un filo. Contro la legalizzazione era stato presentato un progetto alternativo per riconoscere le unioni civili gay, escludendo però l’equiparazione con il matrimonio vero e proprio, dunque la possibilità di adozione e il diritto di ricorrere ai procedimenti di fertilizzazione assistita. Ma ha prevalso la posizione più netta e radicale e la proposta – nonostante il placet della Commissione di legislazione generale del Senato – è stata bloccata in extremis, tramite impugnazione.Anche le richieste di referendum sono state un buco nell’acqua. Ma la società argentina non è rimasta a guardare. La manifestazione più affollata è stata quella di martedì sera, a Buenos Aires, di fronte alla sede del Senato. Circa 100mila persone (200mila secondo alcune fonti) sono scese in piazza in difesa del matrimonio eterosessuale: «Vogliamo una mamma e un papà», si leggeva sui cartelli, in linea con le parole del cardinale Jorge Bergoglio. I bambini hanno il diritto di nascere e crescere nell’«ambiente naturale del matrimonio», aveva ricordato il cardinale argentino. È stata una protesta pacifica, trasversale: i partecipanti hanno scelto uno sgargiante colore arancione per bandiere e cappellini, prendendo le distanze da tutti i partiti dell’arco argentino. Giovani e anziani, famiglie e single: in piazza (nonostante il freddo dell’inverno di Buenos Aires) hanno sfilato persone di tutte le età e di diversi credo. Insieme ai cattolici (i più numerosi), c’erano anche alcune organizzazioni evangeliche e parte della comunità ebraica.La politica è stata chiamata in causa, inevitabilmente: al termine è stato letto un manifesto in cui i partecipanti hanno promesso che non voteranno «mai più per quei politici che appoggiano il matrimonio omosessuale o si astengono o si assentano dalla votazione». Contro l’iniziativa, inoltre, sono state raccolte oltre 800mila firme. La spinosa legge era stata approvata dalla Camera bassa lo scorso 5 maggio. Ma quattro città argentine avevano già anticipato la polemica nazionale, regolarizzando le unioni civili gay a livello municipale. Prima fra tutte Buenos Aires, con la Legge delle Unioni Civili del 2002. Nonostante gli strappi legislativi locali, la giurisprudenza argentina non si è mai messa d’accordo: dallo scorso dicembre si sono sposate nove coppie gay, ma diverse nozze sono state annullate dai giudici dopo poche settimane.L'Argentina è quindi diventata il primo Paese dell'America latina ad autorizzare le nozze gay, e il decimo al mondo dopo Olanda, Belgio, Spagna, Canada, Africa del sud, Norvegia, Svezia, Portogallo e Islanda.