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Riad. Arabia Saudita, c'è una speranza (solo) per Alì

mercoledì 2 dicembre 2015

Le autorità saudite non procederanno all'esecuzione di Ali al-Nimr e di altri due giovani condannati a morte per reati commessi quando erano minorenni. Lo scrive il sito Middle East Eye, che cita una fonte anonima di Qatif, provincia orientale del regno. L'altro giorno sull'account Twitter @Mujtahidd, che in passato ha anticipato diverse notizie dall'Arabia Saudita, è apparso l'annuncio che ieri sarebbero stati giustiziati 55 condannati a morte, tra cui si temeva ci fosse al-Nimr. Il giovane è nipote di un oppositore sciita ed è stato condannato alla decapitazione e alla crocifissione del cadavere.IL CASO - L'OPPOSITORE ARRESTATO A 17 ANNI di Camille EidIl caso ha sollevato lo sdegno internazionale, ma la fonte di Middle East Eye ha negato che ieri fossero in programma le 55 esecuzioni e ha aggiunto di non ritenere che al-Nimr e altri due giovani saranno mai giustiziati. "Invece credo che per Sheikh al-Nimr (lo zio di Ali, leader della protesta sciita del 2011, ndr), quattro detenuti sciiti e i prigionieri salafiti la condanna sarà eseguita", in una data per ora non precisata. Nel mirino sciiti e salafiti. Secondo la fonte, le autorità saudite potrebbero procedere presto a una esecuzione di massa con l'obiettivo di provocare sia la minoranza sciita sia i salafiti legati ad al-Qaeda. "Se procedono con questa esecuzione gli sciiti saranno infuriati, lo saranno anche i salafiti e il governo saudita sarà attaccato. Così il governo potrà dire di essere sotto attacco di avere bisogno di sostegno. Sta cercando una scusa per dire all'Occidente: 'Combattiamo contro il terrorismo e abbiamo bisogno del vostro aiuto per mantenere la stabilità".L'ANALISI - L'ULTIMA VITTIMA DEGLI "AMICI" SAUDITI di Fulvio Scaglione
"Reati contro lo Stato". La scorsa settimana, il sito saudita Okaz annunciava che saranno presto portate al patibolo 55 persone condannate a morte per "reati contro lo Stato". Il sito non annunciava i nomi dei condannati, ma precisava che alcuni di loro sono originari della provincia orientale di al-Sharqiyya, dove risiede una nutrita comunità sciita. Tra le possibili decapitazioni, anche quelle di molti condannati per terrorismo.Appello per il poeta "apostata". È di questi giorni la mobilitazione di numerosi intellettuali di fama internazionale in favore di Ashraf Fayadh, poeta e artista di origine palestinese condannato a morte in Arabia Saudita per "apostasia". "Noi crediamo - si legge nell'appello di artisti e intellettuali citato dal Guardian - che le accuse contro di lui dovrebbero essere state già interamente ritirate e siamo inorriditi che invece Faydah sia stato condannato a morte per apostasia, semplicemente per aver esercitato il suo diritto alla libertà di espressione e alla libertà di credo".Esecuzioni raddoppiate. Dall'inizio dell'anno 151 condanne a morte sono state eseguite in Arabia Saudita, quasi il doppio delle 88 eseguite in tutto il 2014.