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GUERRA IN AFRICA. Algeria, tragico epilogo Sequestro finito nel sangue

giovedì 17 gennaio 2013
​Almeno 30 gli ostaggi uccisi, di cui 7 stranieri; più 11 militanti islamici incluso il loro leader. Sono i numeri forniti dalle forze di sicurezza algerine del blitz nell'impianto Bp in Algeria. Dei 30 ostaggi uccisi è stata poi stabilità la nazionalità solo di 15: 8 algerini e 7 stranieri di cui 2 britannici, 2 giapponesi e 1 francese. Per quanto riguarda i rapitori si trattava di 2 algerini, tra cui il leader del gruppo Tahar Ben Cheneb, 3 egiziani, 2 tunisini, 2 libici, un maliano e un cittadino francese.Un diplomatico straniero da Algeri ha ammesso che l'intervento «non è andato molto bene per gli ostaggi». Gli algerini hanno fatto sapere che quattro ostaggi stranieri, due britannici, un francese e un keniano, e 600 algerini sono stati liberati dai loro militari. Fonti jihadiste hanno riferito che dopo l'attacco al convoglio è scattata un'offensiva aerea e terrestre contro l'impianto gestito dalla britannica Bp, dall'algerina Sonatrach e dalla compagnia norvegese Statoil e situato a Tigantourine, 40km da In Amenas, non lontano dalla frontiera libica. Le reazioniIl presidente francese Francois Hollande ammette che la crisi degli ostaggi ad In Amenas «sembra aver preso una piega drammatica» e precisa che le autorità algerine lo tengono informato costantemente sugli sviluppi della situazione. «Ma non dispongo ancora di suficienti elementi per poter fare una valutazione» di quanto avvenuto dopo l'intervento delle forze militari, ha aggiunto precisando solo che vi sono «diverse decine di ostaggi» coinvolti, e di diverse nazionalità. La situazione in Algeria, ha affermato inoltre, «giustifica ancor più la decisione che ho preso per un intervento nel Mali».La Casa Bianca ha «chiesto chiarimenti» al governo algerino riguardo alla crisi degli ostaggi sequestrati nell'impianto petrolifero di In Amenas. «Siamo preoccupati per le notizie riguardanti la perdita di vite umane e condanniamo con forza l'attacco terroristico in Algeria», ha detto il portavoce della Casa Bianca, Jay Carney.Mentre il primo ministro britannico David Cameron si sarebbe detto «rammaricato» per non essere stato avvisato in anticipo riguardo l'operazione condotta dalle forze militari algerine per liberare gli ostaggi. Il premier norvegese Jens Stoltenberg denuncia di non aver informazioni sulla sorte dei nove ostaggi di nazionalità norvegese a In Amenas e rende noto l'invio in Algeria di un aereo con personale medico. Stoltenberg ha anche precisato di essere stato informato dell'operazione militare già in corso dalle autorità algerine a mezzogiorno. "Hanno cercato una soluzione per tutta la notte ma hanno deciso di non avere altre opzioni che lanciare l'operazione", ha dichiarato il premier.Il premier giapponese Shinzo Abe ha chiesto in un colloquio telefonico con la controparte algerina, Abdelmalek Sellal, di fermare gli attacchi contro i militanti islamici che hanno in ostaggio i lavoratori stranieri, inclusi alcuni nipponici, presso un impianto di gas naturale nel sudest del Paese nordafricano. Abe, riferisce l'agenzia Kyodo, ha ricordato che Tokyo ha chiesto più volte di "dare la massima priorità" alla sicurezza degli ostaggi e "sollecitato con forza l'Algeria ad astenersi da operazioni militari". Il primo ministro britannico David Cameron ha detto che il Regno Unito deve prepararsi alla possibilità di ulteriori cattive notizie sull'evolversi della situazione in Algeria.In Mali si continua a combattereIntanto, in Mali, si continua a combattere. La Francia ha potrato a 1.400 gli uomini sul terreno (2.500 l'obiettivo finale, secondo quanto anticipato nei giorni scorsi). Nella notte ci sono stati nuovi scontri tra l'esercito maliano, sostenuto dalle truppe francesi, e gli estremisti jihadisti che circondano la città di Konna, nel settore centrale. Dall'Ue è arrivato il via libera alla missione Eutm di addestramento e formazione dell'esercito maliano. La missione era in programma da tempo, ma i ministri degli Esteri dei 27, convocati in riunione straordinaria, hanno deciso di accelerare i tempi: la missione (formata da 400-500 uomini, la metà dei quali istruttori) potrebbe essere operativa già a metà febbraio, una settimana prima del previsto. L'Italia, ha annunciato il ministro degli Esteri, Giulio terzi, ha dato una disponibilità «fino a 24 uomini». Non ci saranno invece soldati italiani impiegati direttamente sul terreno, ha confermato il ministro.​​​​​​​