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Brasile. Il cardinale Tempesta: «Ai politici diciamo: fate solo il bene del popolo»

Lucia Capuzzi, inviata a Rio de Janeiro domenica 26 febbraio 2017

Non si stanca di ripeterlo. Ogni volta che si rivolge ai giovani, papa Francesco li esorta a sognare e chiede al Signore di benedire i loro sogni. A 67 anni, dom Oraní Tempesta si barcamena fra i mille impegni con l’energia di un ragazzo. Forse è per questo che ama sognare. Per l’arcidiocesi che guida dal 2009 – Rio de Janeiro –, il cardinale ha un sogno ben preciso e coraggioso nell’attuale momento di stallo. «Che questa Cidade Maravilhosa trovi la sua strada. Rio merita sviluppo, lavoro per tutti, pace. Possa diventare segno che è possibile costruire, con la forza della fede, un mondo nuovo ». Non è un ingenuo dom Oraní, religioso cistercense di origini italiane. Ha piena consapevolezza della crisi che ferisce il suo popolo. «Una catastrofe sociale», l’ha definita in una lettera pubblica, lo scorso maggio. L’arcivescovo, però, non rinuncia a sperare. «Ho fiducia nei giovani – sottolinea –. Specie dopo la Gmg».

Sono trascorsi oltre tre anni da quando Bergoglio, da poco eletto, volò a Rio per incontrare i ragazzi di ogni parte del mondo.

Quel viaggio ha lasciato il segno. È stato un momento di risveglio per la gioventù carioca. Papa Francesco ha aiutato i ragazzi ad acquisire maggiore consapevolezza del proprio ruolo. Sulla scia delle sue parole, i giovani hanno conquistato maggior protagonismo nella società e nella Chiesa. Per questo, scommetto su di loro per superare le attuali difficoltà. Con la creatività che li con- traddistingue, sono i più idonei a trovare strade nuove per uscire dal tunnel della crisi.

Una crisi che si fa, giorno dopo giorno, più pesante per la popolazione. La Chiesa di Rio come cerca di accompagnarla?

Siamo molto preoccupati per l’aumento della disoccupazione, della violenza, della tensione sociale. La Chiesa di Rio de Janeiro, da sempre, cammina a fianco al popolo. In particolare delle fasce più deboli. Per promuovere, nella testimonianza del Vangelo, cammini di riconciliazione, giustizia, impegno nel perseguimento della pace. Siamo consapevoli della difficoltà. E, in tale contesto, ricordiamo ai governanti che la persona umana è il bene più prezioso. Essa viene prima di tutto. I politici hanno la responsabilità di garantire il bene del popolo. Un popolo che, anche in mezzo a gravi problemi, continua a dare prova di enorme coraggio e generosità.

La politica di austerità in atto a Rio anticipa, in qualche modo, una tendenza nazionale, riassunta nella controversa riforma costituzionale Pec 241 che congela gli investimenti sociali nei prossimi 20 anni.

È comprensibile che, di fronte alla crisi, i governi siano costretti a prendere delle contromisure per far quadrare i conti. Queste, però, non devono penalizzare i più bisognosi, i gruppi sociali maggiormente esclusi, quanti non hanno altri beni al di fuori del salario. Non devono essere i poveri a pagare il conto.