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Guerra infinita. Afghanistan, talebani all'attacco su più fronti

sabato 20 agosto 2016
Meno di un anno dopo aver occupato per qualche settimana Kunduz, capoluogo dell'omonima provincia settentrionale afghana, i talebani sono giunti nuovamente alle porte della città conquistando, e a quanto risulta però poi perdendo, lo strategico distretto di Khanabad. Prima negata dalle fonti ufficiali, la caduta oggi all'alba del distretto è divenuta via via più certa, ed è stata rivendicata anche dal portavoce degli insorti, Zabihullah Mujahid, il quale ha sostenuto che "decine di membri delle forze di sicurezza sono stati uccisi" e che "i militanti hanno catturato l'intero centro del distretto" di Khanabad. Un residente del posto di nome Narullah ha confermato per telefono all'Ansa che la notizia corrisponde a verità. "Chiunque può fugge dall'area", ha raccontato, mentre sullo sfondo si udivano chiaramente colpi di arma da fuoco, aggiungendo che "una battaglia è in corso e continuano i raid dell'aviazione" afghana. In serata però la situazione si è ribaltata ed un portavoce della polizia, Hajratullah Akbari, ha dichiarato alla tv 1TvNews che "dopo aspri scontri abbiamo ripreso il controllo di Khanabad, uccidendo anche 38 talebani e ferendone altri sei". Nonostante ciò Mohammad Yusuf Ayubi, presidente del Consiglio provinciale di Kunduz, ha ricordato di aver avvertito in passato che "il 70% di Kunduz era nelle mani dei talebani" e che "ora questa percentuale è anche più grande perché è caduto anche il distretto di Qale-e-Zal, così come sono andate perse parti dei distretti di Dasth-e-Aechi e Imam Sahib". A prescindere dall'esito della battaglia per Khanabad, l'allarme è massimo perché esistono indizi che l'attuale offensiva degli insorti sia più complessa ed articolata di quella dello scorso anno, con il consolidamento di posizioni in tutta la provincia e azioni, come l'interruzione della somministrazione di energia elettrica a Kunduz City da giovedì, che hanno un impatto forte sulla popolazione. Lo scorso anno, l'ingresso dei militanti a Kunduz City provocò intensi scontri armati, casa per casa, l'esodo di quasi 20.000 residenti e la tragedia del bombardamento di un ospedale di Medici senza Frontiere che causò oltre 40 morti. In una conversazione telefonica oggi con l'Ansa Satar Shamal, un attivista sociale di Kunduz, ha sostenuto che "qui la gente ora ha paura. Nessuno può fuggire e chi può compra carburante e generi alimentari e di prima necessità per resistere". Quest'anno i talebani hanno mostrato di poter tenere aperti più fronti su tutto il territorio nazionale, impegnando ovunque le forze di sicurezza afghane e quindi impedendo un facile invio di rinforzi nelle zone dove l'emergenza è più grande. Oltre che a Kunduz, infatti, la situazione è molto grave sia a sud nella provincia di Helmand, storico bastione dell'Emirato islamico dell'Afghanistan in cui le autorità locali hanno perso il controllo di vari distretti, sia ad est, in Nangarhar, dove oltre ad una evidente presenza di militanti del Daesh (Isis), sembra che i talebani stiano per impossessarsi del distretto di Hesarak.