Mondo

I due destini. Afghanistan, favola e dramma di due bambini

Fabio Carminati mercoledì 3 febbraio 2016
La favola e il dramma. La storia che ha fatto il giro del mondo e l'oscura fine di un ragazzino che aveva rinunciato a essere tale solo per combattere il “nemico” del suo popolo con i grandi. Due facce dello stesso Afghanistan una che finisce sul prato del Camp Nou di Barcellona per incontrare il mito di Messi e l’altra che si è spenta nelle sterpaglie di Khas Uruzgan, nel centro del paese asiatico devastato da una guerra che non è mai finita. Questa sera la favola del piccolo Murtaza diventerà finalmente realtà grazie alla forza della rete e dei social network. Murtaza Ahmadi ha cinque anni e la sua storia ha fatto il giro del mondo, grazie a una foto che lo ritraeva con la maglia dell'attaccante del Barcellona realizzata con una busta di plastica.

 Un giornalista della Bbc lo ha rintracciato e a lui il padre del bambino ha raccontato che il figlio era il più grande fan di Messi, ma in casa non c'erano soldi per comprargli la maglia originale.

E così il Barcellona ha deciso di invitare Murtaza e il padre al Camp Nou, dove questa sera si giocherà la partita contro il Valencia. Qui entrambi incontreranno Leo Messi.

La storia di Wasil Ahmad, è invece amara. Di quelle che fanno male e in cui il destino sembra aver intinto la penna nel fiele per renderla ancora più aspra e difficile da raccontare. Un bambino-soldato di 10 anni che, nonostante la legge lo vietasse, combatteva tra le forze governative, è stato assassinato in Afghanistan e i taleban hanno rivendicato l'omicidio sul web. Wasil Ahmad era il nipote del mullah Abdul Samad, ex combattente taleban pentito, diventato successivamente un membro di spicco di una milizia e capo della polizia del distretto di Khas Uruzgan.

Il bambino era considerato un eroe: l'anno scorso dopo il ferimento dello zio in battaglia, guidò la resistenza ad un feroce assedio dei fondamentalisti, respingendoli lanciando razzi da un tetto, secondo quanto riportato da Sky News e da altri media internazionali. «Fu un episodio miracoloso, dopo il quale, a causa del mio ferimento, guidò i miei uomini per 44 giorni, fino a quando ripresi il mio posto», ha raccontato orgolioso lo zio Abdul. Le sue foto con casco, uniforme e un'arma automatica tra le braccia hanno fatto il giro dei social media. 

Secondo quanto riferito dal vicecapo della polizia provinciale di Uruzgan, Rahimullah Khan, Wasil è stato ucciso lunedì scorso a Tirin Kot mentre andava a scuola. Secondo notizie non confermate, il bambino è stato ucciso con due colpi d'arma da fuoco alla testa. E la storia di Wasil non è la sola che solo per caso i media riescono a raccontare: secondo l'Ong War Child, in Afghanistan ci sono circa 250.000 bambini-soldato, che combattono sia tra le forze governative che tra i talebani e il 40% sono bambine.