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Argentina. Si vota per l'aborto che divide

Lucia Capuzzi mercoledì 8 agosto 2018

Il presidente Mauricio Macri, Ansa

Spaccata e tesa come poche altre volte, l’Argentina si prepara domani al voto in Senato sulla proposta di legalizzare l’aborto. È stata una settimana difficile per il Paese latinoamericano. Agitato dalla raffica di scioperi degli insegnanti, dopo un incidente in cui sono morte due persone alla periferia di Buenos Aires, e dalla scoperta di un maxi scandalo di corruzione che coinvolge lo scorso governo ma anche vari esponenti di quello attuale. Il clima di tensione ha aumentato la polarizzazione, già altissima il 14 giugno, quando il progetto di legge ha ottenuto il via libera della Camera. Quella volta, il “sorpasso” è avvenuto con un margine risicato di 4 voti, dopo un dibattito-maratona di oltre ventitré ore. Anche stavolta la discussione si profila estenuante. Perché oltre alla bozza originale, si analizzerà l’opportunità di inserire alcune proposte emerse in Commissione nella Camera Alta – in particolare le clausole sull’obiezione –, ma non formalizzate in una vera e propria bozza alternativa. Per tale ragione, non è stata ancora fissata l’ora della riunione. Inizialmente, si pensava di cominciarla a metà pomeriggio: ieri, però, ci sono state varie richieste di anticiparla alla mattina per evitare la notte in Aula. Il fronte del sì e quello del no hanno trascorso gli ultimi giorni a misurarsi reciprocamente le forze. Fuori e dentro l’Aula. Nel fine settimana ci sono state marce e cortei di entrambi gli schieramenti. Sabato, mezzo di milione di persone – cattolici, evangelici e non credenti – ha sfilato per l’Avenida Nueve de Julio per la manifestazione pro-vita. Mentre i sostenitori della legalizzazione hanno indossato polemicamente il costume del “Racconto dell’ancella”, il celebre romanzo di Margaret Atwood sulla schiavitù femminile. E hanno “cavalcato” la recente morte di una 22enne per un intervento clandestino Finora, gli anti-abortisti hanno l’appoggio della maggioranza dei senatori, 37 su 72. Una quota raggiunta ieri grazie al cambio di opinione della rappresentante kirchnerista Silvina García Larraburu. Quest’ultima ha detto di aver mutato il proprio parere poiché il dibattito sull’aborto è stato imposto dal governo del presidente Mauricio Macri come una «cortina di fumo» per nascondere la crisi. Alcune fonti parlano di un intervento diretto dell’ex leader Cristina Fernández Kirchner. Dato che l’ex presidenta, anche lei senatrice, non può esprimersi contro l’aborto per non inimicarsi l’ultrasinistra, avrebbe chiesto a García Lurrabaru di garantire la maggioranza al no. Il fronte del sì finora può contare su 31 preferenze certe, gli altri non si sono ancora pronunciati. La legge, a meno di colpi di mano dell’ultimo minuto, non ha, dunque, i numeri per passare e, in caso di bocciatura, non potrà essere ripresentata prima di un anno. Una folla – divisa da apposite barricata tra pro e anti – accompagnerà il voto fuori dal Senato. Mentre, dalle 20, nella Cattedrale, il cardinale Mario Poli celebrerà una Messa in favore della vita. Al termine ci sarà una veglia di preghiera interreligiosa.