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Ucraina. A Kharkiv nel quartiere in macerie. «Così poveri da non poter fuggire»

Giacomo Gambassi, inviato a Kharkiv sabato 16 luglio 2022

L'agglomerato di Saltivka, alla periferia di Kharkiv, devastato dalle bombe russe, dove si continua ad abitare fra i palazzi colpiti

«Certo che me ne vorrei andare. Qui è peggio che all’inferno». È seduta alla fermata dell’autobus, Olga, con due sacchetti della spesa. Sembra impossibile che un mezzo pubblico continui a passare fra palazzi sventrati di dieci o venti piani, fra chioschi ridotti a cumuli di macerie, fra crateri sull’asfalto che trasformano in gimcana ogni spostamento in auto. Eppure accade. Perché si continua ad abitare nel quartiere di Saltivka, l’agglomerato spettrale a nord-est di Kharkiv che fin dall’inizio della guerra è stato per settimane il bersaglio del più concentrico attacco missilistico dell’esercito russo nella seconda città dell’Ucraina. Decine di bombe lanciate in mezzo ai condomini dove risiedevano in 400mila: il 70% degli edifici è danneggiato.

«Ci vogliono radere al suolo. E hanno scelto la più grande area residenziale di Kharkiv», ripete Olga. Il suo appartamento è di fronte ai sette centrati da un razzo. «Vede quell’enorme macchia nera: le fiamme sono durate per ore», racconta. Ma lei continua a stare qui. Non per scelta. «Se potessi, lascerei questo strazio subito. Per di più sono convinta che da un giorno all’altro ci bombarderanno di nuovo. Ma non ho la possibilità di fuggire». Così nell’incubo di Saltivka rimangono i più poveri, chi non può permettersi di abbandonare il suo “tutto” perché non ha nulla di più. «Se oggi a malapena riesco a mettere insieme l’equivalente di duecento euro in un mese, è un miracolo», spiega Juri che aveva un negozio di giocattoli a poche decine di metri da dove vive. Non restano che pareti accartocciate e vetrine in frantumi del suo punto vendita. «Ho i vicini di casa sfollati a Kiev. E sa quanto pagano di affitto per un minuscolo appartamento? Quattrocento euro al mese. Cifra inarrivabile per me, mia moglie e i miei tre figli. Poi dovrei trovare il necessario per mangiare».

La pensilina della fermata del bus colpita dalle schegge delle bombe russe nell'agglomerato di Saltivka, alla periferia di Kharkiv, devastato dagli attacchi - Gambassi

Meglio il rischio di un missile piuttosto che la fame, sembra l’assurdo assunto. Non è più un quartiere fantasma, Saltivka, se non in alcuni angoli. Come nella sua punta estrema dove i condomini sono stati presi di mira in modo sistematico. Davanti a una palazzina di tredici piani la montagna di detriti è piombata sul marciapiede fin dalla cima. Aperta in due la facciata come una scatoletta di sardine. «C’è pericolo di crolli. Non ci si può avvicinare», urla un militare che presidia il giardino. Su di un lato si trovava la fermata del bus: si vede solo un cartello accartocciato. E il bar è un grumo di lamiere perché era un prefabbricato. “Euro pizza”, si legge ancora nell’insegna. Si avvicina Vasyl. Con la mano tocca la saracinesca divelta e indica alcuni fori. «Li hanno fatti le schegge dei missili. È anche così che i russi hanno ucciso la nostra gente». E mostra un furgone bianco in mezzo a una delle vie principali dell’agglomerato. Le gomme sono a terra. Il parabrezza sfondato. «Stava attraversando l’incrocio quando, poco distante, è arrivata una bomba di quei vigliacchi. Sono morti in due lì dentro per la tempesta di frammenti che hanno forato persino la carrozzeria», riferisce. In una solo fiancata si contano almeno dodici punti d’ingresso.

L'agglomerato di Saltivka, alla periferia di Kharkiv, devastato dalle bombe russe, dove si continua ad abitare fra i palazzi colpiti - Gambassi

​Qualcuno ha riaperto un negozio di alimentari. Ma nei seminterrati. E dalle scale spunta chi ha in mano bottiglioni d’acqua, barattoli di alimenti e candele. «Non abbiamo né elettricità, né gas – dice Larysa –. E sempre più spesso mi domando come si possa vivere in questo modo». Una pausa. «Ho il terrore che tutto si possa ripetere». La linea del fronte è a meno di venti chilometri; il centro di Kharkiv a undici. La notte scorsa quattro i missili caduti sulla città: due le scuole di periferia distrutte ma senza vittime.

L'agglomerato di Saltivka, alla periferia di Kharkiv, devastato dalle bombe russe, dove si continua ad abitare fra i palazzi colpiti - Gambassi

Il rumore dei razzi si percepisce netto a Saltivka, oltre le concessionarie di auto colpite dal cielo. L’asfalto di fronte è un colabrodo. Con voragini che si aprono all’improvviso. Sono i punti in cui sono piombate le bombe. Quelle più ampie sono state riempite di copertoni e vengono segnalate con lastre colorate di rosso e bianco. «Basta con la follia russa», grida Olga. In russo, però. Perché tutti parlano solo la lingua di Mosca. «La maggioranza di noi – tiene a far sapere a Larysa – ha radici familiari russe. Ma siamo ucraini. Mai ci arrenderemo al nemico». E si incammina fra le rovine del piccolo centro commerciale che frequentava. Le resta solo il ricordo di com’era davvero.