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Asia. Sterilizzazione a tappeto in India, morte 13 donne

A.Ma. martedì 11 novembre 2014
È salito a 13 il numero delle donne morte a seguito dell'intervento di sterilizzazione a cui erano state sottoposte sabato scorso. Lo choc nel Paese è stato profondo, tanto che il Partito del Congressodello Stato del Chhattisgarh (all'opposizione), dove è accaduta la tragedia, ha indetto uno sciopero generale per protestare contro i presunti casi di malasanità. Da un rapporto preliminare emerge che l'équipe medica governativa avrebbe usato del materiale e medicinale scadente per le operazioni, avvenute nell'ambito di una massiccia campagna di sterilizzazione. I FATTINello stesso giorno in cui il primo ministro Narendra Modi annunciava di aver istituito il ministero della Yoga e della Medicina tradizionale, 11 donne sono morte in India dopo un'operazione di sterilizzazione "volontaria". Altre 29 donne si sono sentite male dopo l'operazione, subita sabato scorso, 8 novembre, e 14 sono ricoverate in serie condizioni in ospeale. Quattro dottori sono stati sospesi dal servizio in attesa che l'inchiesta faccia luce sulla vicenda. Sembra che le donne siano morte di setticemia e che l'intervento di chiusura delle tube in laparoscopia sia stato effettuato tecnicamente in maniera corretta, come ha tenuto a precisare un responsabile per la sanità della città di Bilaspur, nello stato centro orientale di Chhttisgarth. Ma certo qualcosa deve essere andato male, forse non tutte le prassi igieniche sono state rispettate nel "campo" sanitario appositamente allestito alla periferia della città, forse anche a causa dell'alto numero di donne operate, 83 in appena cinque ore. Per contenere la crescita demografica l'India conduce da anni campagne di "pianificazione familiare" che non solo altro che sterilizzazione maschile e femminile a tappeto. Nel 2013-14 l'obiettivo del governo è arrivare a oltre 4 milioni di sterilizzazioni. In teoria sono volontarie, in realtà sono "incentivate" con una ricompensa di 1.400 rupie (l'equivalente di 18 euro) per le persone che vi si sottopongono, mentre l'operatore sanitario riceve 200 rupie (2,5 euro) per ogni paziente accompagnato.  Guarda caso le 11 vittime di questa ennesima tragedia sono tutte donne tra i 22 e i 32 anni, provenienti da poveri villaggi intorno alla città di Bilaspur. E sempre con il denaro si cerca di tacitare il dolore dei parenti: è stato promesso un risarcimento alle famiglie, e questo è stato anche il rimedio utilizzato tra il 2009 e il 2012 per compensare le famiglie di 568 vittime. "Se i fatti saranno confermati, allora si tratta di una grave tragedia umana", ha detto Kate Gilmore, vice direttore del Fondo per la popolazione dell'Onu, tra gli enti più attivi al mondo nel campo della pianificazione familiare. Intanto il primo ministro Modi ha espresso il suo dolore per l'accaduto, che peraltro ha messo la riforma del sistema sanitario all'ordine del giorno (e la scelta del nuovo ministero per la Medicina tradizionale la dice lunga in che direzione si vuole muovere). Sarebbe bene partire proprio dalle maldestre campagne di sterilizzazione di massa: pagare le donne perché aderiscano rende molto inesatta la parola "volontaria".