Europa

Parlamento Ue. Favorita Metsola per il dopo Sassoli. Ma la attaccano perché è pro-vita

Giovanni Maria Del Re, Bruxelles lunedì 17 gennaio 2022

La maltese Roberta Metsola a Roma al funerale di David Sassoli

Lunedì sera a Strasburgo, l’Europarlamento ricorderà in Plenaria il presidente David Sassoli, morto l’11 gennaio. L’ex premier italiano e leader del Pd, Enrico Letta, farà un elogio funebre, seguito da un intermezzo musicale della violoncellista Anne Gastinel. Successivamente, prenderanno la parola il presidente del Consiglio Europeo, Charles Michel, la leader della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, e il capo dello Stato francese Emmanuel Macron, anche a nome della presidenza di turno del Consiglio Ue, seguiti dai leader dei differenti gruppi politici dell’Assemblea. L’inno europeo “Inno alla gioia” di Ludwig van Beethoven, sarà suonato alla fine dell’evento. Tra i leader italiani è prevista anche la presenza dell’europarlamentare e presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi. Tra i capi di governo europei è invece probabile la presenza del premier lussemburghese Xavier Bettel e di quello greco, Kyriakos Mitsotakis.

Il giorno dopo la solenne commemorazione di David Sassoli a Strasburgo, si comincerà a votare per la persona che gli succederà allo scranno più alto del Parlamento Europeo. La grande favorita del voto di martedì rimane l’esponente del Ppe, la cattolica maltese Roberta Metsola Tedesco Triccas, 42 anni, esponente del Partit Nazzjonalista (cristiano-democratico), sposata al finlandese Ukko Metsola, madre di quattro figli. Tra i militanti più attivi per l’adesione di Malta alla Ue nel referendum del 2003, è eurodeputata dal 2013, e al momento primo vice presidente (ora con funzioni di presidente ad interim).

Una partita che era apparsa ormai giocata, visto che i suoi iniziali sfidanti – il polacco dei nazional-populisti PiS Kosma Zlotowski, e la spagnola dell’estrema sinistra Sira Rego – non hanno chance. A crearle qualche fastidio è però la scelta, pochi giorni fa, dei Verdi di nominare la svedese Alice Bah Kuhnke, che potrebbe togliere a Metsola voti, almeno per l’elezione a primo turno.

La maltese sarebbe la terza donna a presiedere il Parlamento dopo Simone Veil e Nicole Fontaine. «La mia linea guida di base – ha dichiarato – è che credo nell’Europa. E questo Parlamento farà sì che l’Europa ritorni in auge, che la gente riconquisti il senso di promesse del nostro progetto». È molto stimata per il suo impegno parlamentare, con battaglie per la parità uomo-donna, ma anche per i diritti della comunità Lgtb e in generale contro la discriminazione. Molto impegnata per il piano per la migrazione della Commissione Europea e per la libertà di stampa.

Contro di lei nei giorni scorsi è però montata una campagna – con voci anche italiane – per la sua posizione anti-abortista (Malta è peraltro l’unico Stato Ue in cui è vietata l’interruzione di gravidanza). Così Metsola ha votato contro il Rapporto Tarabella del 2015 sulla parità dei diritti per il passaggio in cui si chiede per le donne il «pronto accesso all’aborto», come anche contro il rapporto Matic del 2021 sulla salute sessuale e riproduttiva delle donne. Posizioni che le sono costate l’ostilità di vari eurodeputati. Tra i più accesi il francese Bernard Guetta, macroniano: votarla, ha detto secondo fonti europarlamentari durante una riunione del gruppo Renew «potrebbe essere considerato un passo indietro sul fronte dei diritti delle donne». «Non voterò per un rappresentante del Ppe – ha dichiarato anche il verde francese Damien Carême – che è contro le mie convinzioni politiche».
La stessa Metsola ha cercato di rassicurare. «Se sarò eletta – ha detto a vari gruppi – rappresenterò la voce della maggioranza dell’aula». Parole che in realtà sembrano aver convinto i più, raccontano ad esempio che un incontro di pochi giorni fa con il gruppo dei Socialisti&Democratici (S&D) di cui fa parte il Pd, è «andato abbastanza bene», anche se soprattutto i membri francesi restano critici. La sfidante svedese verde Bah Kunke, potrebbe però attirare voti tra le fila degli scontenti e questo potrebbe costare a Metsola l’elezione alla prima votazione. La maggioranza assoluta è richiesta solo ai primi tre voti, poi si passa al ballottaggio tra i due più votati. Probabile che alla fine sarà eletta con la maggioranza del 2019, e cioè Popolari, S&D e Renew (molto dipenderà anche dalla partita delle vicepresidenze). Potrebbero inoltre aggiungersi i voti dei sovranisti del gruppo dei Conservatori e riformisti, di cui fanno parte FdI e i polacchi del PiS.