Europa

Retinopera. Pangaro: «Nel lavoro più attenzione alla persona, non al profitto»

Luca Geronico giovedì 23 maggio 2019

Maria Pangaro, delegato giovani di Mcl in Retinopera

L'Europa, con circa 500 milioni di abitanti, è il più grande mercato al mondo. Al futuro del lavoro in Europa, e alla difesa del suo "valore umano", è dedicato il terzo punto del Manifesto delle associazioni di Retinopera intitolato "Per l'Europa che vogliamo".

Maria Pangaro, delegato giovani del Movimento cristiano lavoratori, nel documento si esprime, in primo luogo, una preoccupazione per i giovani. Come noto sono loro i più esposti alle debolezze del mercato. All'Ue si chiede "formazione, accompagnamento e sostegno". Come andrebbe sviluppata questa attenzione nella prossima legislatura europea?

Con programmi un po' più concreti. Guardando alla "Youth Guarantee" - il piano europee per la lotta alla disoccupazione giovanile - c'è stata un po' di confusione. Doveva essere un programma che assicurava un periodo di formazione all'interno di una azienda per poi inserirsi a livello lavorativo. I dati di accesso sono stati poco rispondenti alle aspettative. Allora, direi che si deve ripartire mettendo in campo dei programmi "ad hoc". E sopratutto cercare di dare spazio a realtà associative come la nostra, che hanno a che fare moltissimo con i giovani. La formazione è fondamentale, ma poi si devono creare delle opportunità di lavoro concrete. La questione giovani, in Europa, non pare tanto presa in considerazione: si insiste molto sull'emergenza immigrazione. Quanto ai programmi per i giovani si cita sempre l'Erasmus: ben venga, ma non basta. Si devono permettere sempre più questi scambi, ma dando anche opportunità di lavoro per i giovani. Per questo chiediamo concretezza.

Nel manifesto di Retinopera si chiede anche, se ben intendo, una Commissione Europea con più poteri di controllo "sull'inclusione lavorativa, la riduzione della marginalità e la promozione di pari opportunità". Cosa va migliorato in questo specifico campo?

La Commissione dovrebbe interfacciare meglio con i Paesi stessi, con i ministeri competenti, fare rete. Si dovrebbe interagire meglio con i Paesi stessi per interagire con i ministeri competenti per stabilire meglio, ad esempio, quale tipo di marginalità va ridotta o quale tipo di pari opportunità si devono promuovere. La base di partenza, pensando all'Italia, è stata l'analisi fatta nella Settimana sociale di Cagliari, analizzando come ciascuna delle nostre associazioni si occupa dei giovani: chi si occupa della formazione, chi dell'orientamento, chi come Mcl ha creato "pronto lavoro" per chi deve entrare in contatto con un "curriculum ad hoc" con le imprese. Se tutto è dettato dall'alto è complicato incontrare veramente i territori, e sopratutto si deve dare spazio ai corpi intermedi che sono quelli che incontrano principalmente i giovani.

Il criterio di base, secondo il vostro documento, è "l'adozione di valori umani del lavoro quale criterio fondamentale per lo sviluppo occupazionale". Può, per concludere, sviluppare questo concetto?

Serve una maggiore attenzione alla persona , mentre oggi è privilegiato il profitto. Se c'è profitto va tutto bene, se non c'è accantoniamo tutto, mettendo da parte l'uomo. L'uomo è lavoro. Abbiamo assistito a campagne nazionali contro il caporalato, contro lo sfruttamento, però per denunciare e combattere tutto questo si deve sempre ripartire dall'essere umano, dalla sua dignità, intesa come lo sviluppo di una comunità. Chi governa deve capire che tutto quello che viene realizzato, è fatto dall'uomo. In questa fase dell'industria 4.0, in questo sostituirsi delle macchine all'uomo, di deve, con un grande sforzo educativo, ritornare all'uomo. Con una battuta, si deve cercare di creare un "sistema Olivetti", ma aggiornato all'età dell'industria 4.0.

Si parla spesso, in modo critico, di una "Europa dei burocrati". Coma farla diventare una "Europa del lavoro"?

Bisogna togliere i burocrati dall'Europa e mettere operatività. Se si continuano a dettare politiche dall'alto si continuerà ad avere un'Europa dei burocrati senza capire quelle che sono le esigenze reali di una Europa giusta, di una Europa sana, che guarda agli immigrati e ai giovani.